Riproduzione di una moneta antica veneziana realizzata dal Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi, raffigurante San Marco e il Doge inginocchiato, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia.

Monete Antiche

IIl Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi ha riprodotto anche antiche monete veneziane e dei Della Scala, i Signori di Verona in età medievale.

Le monete sono disponibili con legenda esplicativa, sia in italiano che in inglese

L’ultimo zecchino o ducato d’oro veneziano, coniato sotto il Doge Ludovico Manin (1789-1797)
Zecchino viene da zecca, l’officina di Stato veneziana dove si coniavano le monete ducali.
Sul dritto: Il Doge afferra con la mano sinistra la croce astile, mentre sta in ginocchio dinnanzi al principale Patrono della Serenissima, San Marco, in piedi benedicente.
Sul rovescio: Cristo visto di fronte, entro una mandorla contornata di sedici stelle, con la mano destra benedicente e l'altra che tiene il Vangelo.
La figura chiusa della mandorla rappresenta il mistero della resurrezione del Cristo.

Tra il XII e il XIII secolo, Genova prima, Firenze poi, coniarono rispettivamente il genovino e il fiorino d’oro, cui seguì, il 31 ottobre 1284, essendo Doge Giovanni Dandolo, il ducato d’oro veneziano o zecchino.

Pesava 3,5 grammi d’oro (puro al 997 su 1.000) e tale restò fino al crollo della Repubblica nel 1797, cambiato e accettato ovunque, anche nei Paesi non cristiani, nonostante l’immagine del Redentore impressa sopra.
Il 20% dell’oro mondiale, infatti, era impiegato per la sua battitura.
Con uno zecchino si poteva effettuare un pagamento di media importanza (un abito non di lusso, una ricca cena fra amici ecc.) corrispondendo a quattro giornate di retribuzione di un comune operaio.

Ducato d'Argento
Sul dritto: Il Doge, in ginocchio, riceve dal principale Patrono della Serenissima, San Marco, benedicente, l’orifiamma sormontato dalla croce, che entrambi sorreggono con la mano sinistra.
Il Santo, in trono, è sontuosamente vestito; il Doge è parato con gli abiti dogali.
In basso le iniziali dell’ultimo massaro della Repubblica, F. B. (Francesco Barbaro).
Il massaro era il pubblico funzionario che sovraintendeva alla zecca di Stato.

Sul rovescio: Leone, alato e aureolato, simbolo del Patrono San Marco, che tiene con la zampa anteriore il libro del Vangelo aperto.
Sullo sfondo, a sinistra, la torre, a rappresentare i domini di Terraferma.

Grosso Scaligero
Grosso (ovvero moneta grande, in epoca medievale) da due soldi di Antonio Della Scala, Signore di Verona dal 1381 al 1387.
Sul dritto: Elmo con cimiero d’un cane alato, dal quale pende una scala, simbolo della Casata dei Della Scala, col nome del Principe scaligero attorno.
Sul rovescio: il Vescovo San Zeno (+ 372) principale Patrono della città e della diocesi di Verona, con la mitra in capo, il bastone pastorale nella mano sinistra e l’aureola, mentre benedice.

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