Scopo dichiarato della Francia rivoluzionaria, all’atto d’invadere l’Italia, era quello di combattere le truppe cesaree del Sacro Romano Impero, aprendo un secondo fronte in Italia contro l’Austria, rispetto a quello sul Reno. Ma, in realtà, il fine degl’invasori era quello d’introdurre nella Penisola, con la violenza e con lo spodestamento dei legittimi Sovrani, i falsi princìpi della Rivoluzione francese, in odio alla Chiesa, alla tradizione cattolica e alle venerande Istituzioni e ordinamenti che gli abitanti si erano dati nel corso dei secoli.
Così i sanculotti transalpini distrussero e depredarono gli antichi Stati. La Repubblica di San Marco, in particolare, fu cancellata dalla carta geografica dell’Europa, dopo 1.100 anni di storia. E così pure quella di Genova. I francesi profanarono le chiese, perseguitarono la Religione cattolica e quanti volevano restare fedeli alle antiche Istituzioni, come già avevano fatto in Francia, prima. Provocando così ovunque, nella Penisola, quel vastissimo fenomeno di rivolte popolari, che va sotto il nome di insorgenze e che interessarò ogni regione, perdurando fino al 1814, ultimo anno di occupazione napoleonica in Italia. Solo la Sicilia (e, in parte, la Sardegna) protette dalla flotta inglese, sfuggirono alla dominazione napoleonica.
Gli eserciti imperiali liberarono l’Italia una prima volta fra il 1799 e il 1800 e poi definitivamente nel 1814.
Nel 1799, mentre Bonaparte era impegnato nella fallimentare campagna d’Egitto, una potentissima armata austro-russa, inviata dall’Imperatore Francesco II e dallo Zar Paolo I, spazzò via tutte le conquiste napoleoniche in Italia, accingendosi addirittura a penetrare in Francia e a conquistare Parigi. Al suo comando, una figura quasi leggendaria: il Generalissimo Aleksandr Suvorov, la cui armata era appoggiata dalle flotte russa e inglese nel Mediterraneo e dagl’insorgenti del Sud Italia, sollevatisi in difesa di Re Ferdinando IV di Borbone. Purtroppo l’impresa di Suvorov fu interrotta da una congiura di palazzo a San Pietroburgo e dal colpo di Stato di Napoleone del 18 brumaio (9 novembre 1799) richiamato in Patria dai suoi sodali rivoluzionari, al colmo della disperazione.