Terzo itinerario: da Castelvecchio alla Croce Bianca e a Ca’ de’ Capri

Terzo itinerario: da Castelvecchio alla

Croce Bianca e a Ca’ de’ Capri

Seconda tappa - Croce Bianca e Ca’ de’ Capri

Da Via Porta San Zeno, tenendoci la Porta alle spalle, imbocchiamo il moderno Corso Milano che percorriamo tutto per circa 2,5 chilometri, in direzione Lago di Garda. Oltrepassato il cavalcavia ferroviario, giungiamo a uno slargo al cui centro è collocata una grande croce di pietra, che oggi funge da rotatoria, all’intersezione fra le strade che conducono rispettivamente a Peschiera del Garda (la moderna Statale 11) e a Bussolengo-Lazise. Quest’area è appunto denominata Croce Bianca. Dal nome di una croce presente qui fin dal 1439 e posta a protezione dei viaggiatori.

Questa zona interseca le vicende delle Pasque Veronesi, per almeno tre ragioni:

1 - perché alla Croce Bianca, fra Verona e San Pietro in Cariano, si radunarono le truppe di autodifesa istituite dalle autorità veneziane e veronesi per proteggere Verona da incursioni e colpi di mano dei giacobini lombardi, sostenuti e istigati dai francesi, i quali avevano già rivoluzionato Bergamo, Brescia e Crema (rispettivamente il 12, il 18 e il 28 marzo 1797) staccandole con la violenza dalla Serenissima; giacobini che si aveva il fondato timore potessero fare altrettanto a Verona, mettendo in atto un nuovo colpo di Stato; il 24 marzo 1797 migliaia di volontari armati, pronti a difendere Verona dalla minaccia franco-giacobina si radunarono alla Croce Bianca per essere passati in rivista dalle autorità; [immagini 25, 26 e 27]

2 - perché alla Croce Bianca e nelle borgate adiacenti di San Massimo e di Santa Lucia, il 20 aprile 1797, mentre Verona era insorta contro le truppe di Bonaparte (Pasque Veronesi) le formazioni militari veronesi e veneziane, al comando del Colonnello Ferro e del Capitano Conte Antonio Paravia, diedero battaglia in campo aperto contro le unità militari francesi, sopraggiungenti dalla Lombardia e che intendevano rioccupare Verona; dopo un iniziale successo, e fu quella l’ultima vittoria in Terraferma di San Marco, si ebbe la tremenda esplosione della polveriera veneziana a Ca’ Pasquini, dove si erano trincerate le truppe venete (Schiavoni soprattutto) che, centrata fortuitamente da un obice francese, determinò il crollo dell’intero edificio e la strage dei difensori, segnando così la fine; i superstiti, costretti a ritirarsi entro le mura, dopo una lunga marcia attorno al perimetro cittadino, riuscirono a rientrare in Verona da Porta Vescovo, quindi dalla parte opposta a quella che fu il teatro della battaglia; incerto è il luogo esatto del casale (Ca’ Pasquini) dove avvenne l’esplosione e la rovina dell’edificio, situato probabilmente nella zona della Stanga, fra la Croce Bianca e l’odierna Statale 11, dove sorge la chiesina settecentesca di San Rocco, in Via Stanga 28 (ma terminata nel 1801, secondo alcune fonti) e la borgata di San Massimo; nel 2022, per iniziativa della III Circoscrizione, un progetto di monumento o quanto meno una lapide a ricordo dei caduti della Croce Bianca è stato presentato al Comune di Verona; [immagini 28, 29, 30 e trailer del docufilm Le Pasque Veronesi, dove compaiono alcune sequenze della battaglia della Croce Bianca: https://www.youtube.com/watch?v=-wVMz5S0eiM]

3 - perché, terminata l’insurrezione delle Pasque Veronesi e dopo la resa di Verona agl’invasori transalpini, la Croce Bianca vide il mesto passaggio della colonna di 2.700 militari della guarnigione veneziana, diretti in Francia, via Brescia-Milano per essere deportati nei campi di prigionia francesi, come già ricordato più sopra, trattando di Porta San Zeno.

25 - L’attuale cippo della Croce Bianca, in fondo a Corso Milano, a Verona, all’intersezione fra la Statale 11 che porta a Peschiera del Garda e la strada per Bussolengo-Lazise.

26 - La settecentesca chiesa di San Rocco, completata nel 1801, in Via Stanga 28, a Verona. Sorge poco dopo la Croce Bianca, in direzione Peschiera del Garda.

27 - In località Croce Bianca, tra Verona e San Pietro in Cariano, il Provveditore Estraordinario di Terraferma Francesco Battaia e le altre Autorità Veneziane e Veronesi passano in rivista 5mila volontari in armi delle truppe popolari della Valpolicella, in procinto di difendere il territorio dalle orde franco-giacobine. I combattenti offrono di sacrificarsi per la Patria fino all’ultimo uomo. 24 marzo 1797. Tavola di Giorgio Sartor, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

28 - L’esercito veneto-scaligero del Marchese Generale Antonio Maffei vince i rivoluzionari francesi a Santa Lucia e a San Massimo, nella prima fase della battaglia della Croce Bianca, presso Verona. È l’ultima vittoria del Leone alato di San Marco. 20 aprile 1797. Tavola di Giorgio Sartor, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

29 - Truppe veneziane (Schiavoni e XVI Reggimento Treviso) asserragliate a Ca’ Pasquini, durante la battaglia della Croce Bianca, alle porte di Verona, tengono validamente testa con cannoni e con un intenso fuoco di fucileria, alla fanteria e alla cavalleria francese. Ma, poco dopo, una tremenda esplosione dei depositi di polvere da sparo veneziani, colpiti da un obice francese, fa saltare in aria l’intero edificio. Oltre cento Schiavoni periscono, rendendo impossibile ogni difesa. 20 aprile 1797. Ideazione di Danilo Morello. Tavola di Michele Nardo.

30 - Dopo la tremenda esplosione del carro di polvere da sparo, centrato da una granata d’obice francese, a Ca’ Pasquini i rivoluzionari francesi fanno avanzare al galoppo la cavalleria, fra i soldati veneti seppelliti dalla deflagrazione e tra un fumo densissimo, che permette al Capitano Paravia e a pochi altri superstiti di sfuggire alla cattura e di salvarsi. La cavalleria francese finisce i soldati veneti feriti, taglia a pezzi i sopravvissuti, senza fare prigionieri e non risparmia nemmeno chi si arrende. Così termina la battaglia della Croce Bianca, combattuta a tre chilometri dalla Porta occidentale di Verona, Porta San Zeno e apertasi sotto i migliori auspici (20 aprile 1797). Tavola di Giuseppe Rava, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

Procediamo adesso per 5 chilometri circa in direzione di Peschiera del Garda da Via Stanga lungo la Strada Statale 11 o Strada Bresciana fino a Ca’ de’ Capri o Ca’ di Capri, che si trova sulla destra, in un’area ricompresa (Strada Bresciana 100, Località Ca’ di Capri) ormai entro il Comune di Bussolengo, limitrofo alla città. A Ca’ di Capri sorge oggi un Residence (Residence Ca’ di Capri) e vi è adiacente un centro commerciale. [immagine 31]

Il 20 aprile 1797 qui perse la vita, fucilato dai francesi, don Giuseppe Malenza, fratello di Giovambattista, Martire delle Pasque Veronesi e agente del controspionaggio veneziano, moschettato a sua volta a Porta Nuova, a Verona, il 16 maggio 1797, dopo iniquo processo. [immagine 32]

Il sacerdote don Giuseppe Malenza fu assassinato assieme a un gruppo d’insorgenti, cernide o truppe paesane. [immagine 33]

Queste truppe, circa 24 mila uomini nella Terraferma Veneta, erano reclutate per l’autodifesa del territorio e a rinforzo dei reparti dell’esercito, con estrazione a sorte fra tutti gli uomini di età compresa fra i 18 e i 40 anni. Le cernide erano suddivise in centurie (reparti di cento uomini) e squadre, che si esercitavano periodicamente, pena una multa o tre tratti di corda per i recidivi. Per i renitenti la sanzione era di 18 mesi di voga ai remi.

Ogni combattente era munito di fucile, che il Comune di appartenenza gli metteva a disposizione. La ferma era obbligatoria e la paga (pur assai modesta) era di 1 lira al giorno.

Nel 1793 fu decretato dalla Dominante che anche le milizie territoriali o cernide adottassero l’uniforme blu scura della Fanteria di linea, ma la norma restò largamente inapplicata, sicché, al momento dell’invasione francese dei territori veneti, i militi portavano uniformi proprie o, più facilmente, abiti comuni, il che offrì agli occupanti il pretesto per considerarli irregolari e fucilarli indiscriminatamente come briganti, sottoponendoli a ogni sorta di angheria. Quantunque fossero invece legittimi combattenti, ufficialmente inquadrati nell’esercito veneziano. [immagine 34]

31 - L’area di Ca’ de’ Capri o Ca’ di Capri, come si presenta oggi (Strada Bresciana 100, nel Comune di Bussolengo) lungo la via che conduce a Peschiera, a 5 chilometri circa dalla Croce Bianca. Qui venne fucilato dalle truppe napoleoniche il sacerdote don Giuseppe Malenza, fratello di Giovambattista, agente segreto della Serenissima, anch’egli moschettato dai francesi a Porta Nuova, a Verona, il 16 maggio 1797.

32 - Don Giuseppe Malenza, Martire delle Pasque Veronesi. Fratello di Giovambattista (che fu tra i fucilati a Porta Nuova) Don Malenza era a capo di una pattuglia d’insorgenti, cernide o truppe paesane, quando fu catturato e fucilato a Ca’ de’ Capri, sulla strada che da Verona conduce a Peschiera, il 20 aprile 1797. Aveva 28 anni. Ritratto di Giorgio Scarato, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

33 - Il giovane sacerdote Don Giuseppe Malenza, fratello di Giambattista (anch’egli Martire delle Pasque Veronesi) postosi eroicamente alla testa di un gruppo d’Insorgenti (truppe paesane o cernide) è catturato a San Massimo, il 20 aprile 1797 e qui immediatamente passato per le armi dai rivoluzionari francesi, in località Ca de’ Capri. Tavola di Mariano Zardini, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

34 - Dopo la battaglia alla Croce Bianca i francesi massacrano inumanamente tutti i volontari delle cernide del contado veronese, che erano prigionieri di guerra e che essi considerano briganti. Saccheggiano e incendiano le case vicine. Blandiscono altri insorgenti, offrendo loro cibo e conforto, per indurli alla resa e a consegnare le armi. E quindi li assassinano. 20 aprile 1797. Tavola di Oliviero Murru, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

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