Terzo itinerario: da Castelvecchio alla Croce Bianca e a Ca’ de’ Capri
Terzo itinerario: da Castelvecchio alla
Croce Bianca e a Ca’ de’ Capri
Croce Bianca e a Ca’ de’ Capri
Prima tappa – Palazzo Orti Manara, Porta Palio, Basilica di San Zeno e Porta San Zeno
Punti di interesse
Da Castelvecchio (cfr. il secondo itinerario) prendiamo Corso Porta Palio, che deve il suo nome all’omonima Porta e che ricalca fedelmente il rettifilo romano dell’antica Via Postumia.
Diversi ospedali insistevano in questa e nelle zone limitrofe, come quello di Santa Caterina di Ognissanti, di Santa Lucia su Corso Porta Palio 47/49 (dove sono ora le caserme), di Sant’Agnese e della Misericordia (in Piazza Bra), di San Lorenzo e di San Bovo (in Corso Cavour), di Sant’Antonio in Cittadella, di Sant’Antonio della Ghiara, di San Giovanni Battista della Ghiara e di Santa Croce (tutti in zona Cittadella), di San Luca, di Santa Maria della Valverde, di Sant’Jacopo (San Giacomo) nella parrocchia di San Silvestro, di Santo Spirito (dal 1805 al 1810 e poi come Ospedale Militare), di San Zeno Maggiore.
Di questi e dei 36 ospedali esistenti in tutto in Verona città e censiti da Giovambattista Biancolini nel 1752, nelle sue Notizie storiche delle chiese di Verona — altri 19 nosocomi insistevano invece sul territorio provinciale — pochi si salvarono dalla furia soppressiva e statalizzatrice dei giacobini prima e del successivo regime napoleonico e sabaudo, poi.
Lungo Corso Porta Palio, al civico 31, colpisce anzitutto per la sua mole Palazzo Orti Manara: dalle linee neoclassiche e che fu progettato dall’architetto Luigi Trezza nel 1783. Con le gigantesche cariatidi del portale, scolpite da Francesco Zoppi e da Angelo Sartori. [immagine 1]
1 - Palazzo Orti Manara, in Stradone Porta Palio 31, a Verona. Foto del 1979. Particolare.
Di fronte al palazzo, al tempo delle Pasque Veronesi, sorgeva un’umile osteria, che fu teatro di un commovente episodio di devozione popolare avverso l’empietà dei rivoluzionari francesi. L’oste cercò infatti di salvare una statua di San Rocco rubata dai militari di Bonaparte dentro Castelvecchio e che essi cercavano di ricettare. Il bettoliere offrì loro del vino, in cambio della statua, che essi gli tirarono addosso, irridendolo. [immagine 2]
2 - Nel periodo in cui Verona geme sotto l’occupazione napoleonica, alcuni soldati francesi si presentano due volte ad un’osteria di Corso Porta Palio, dinnanzi a Palazzo Orti Manara, a Verona, per vendere al bettoliere, in cambio di vino, una statua di San Rocco, che avevano trafugato dalla cappella interna di Castelvecchio. La prima volta, dopo aver bevuto senza pagare, se ne vanno via con la sacra effigie. Tornati una seconda volta, di nuovo il pio oste accetta di dar loro del vino, pur di salvare il simulacro. Ubriachi fradici, i soldati francesi gli scagliano addosso la statua per irriderlo, statua che invece il vinaio deporrà devotamente sopra un armadio (1796). Tavola di Marco Bellotto, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Procedendo verso ovest lungo il corso, incrociamo l’imponente complesso dell’Ospedale Militare austriaco, che sorge sul lato sinistro di Stradone Porta Palio. L’Ospedale fu edificato dall’Imperial Regio Governo fra il 1852 e il 1856. Tutta la zona fu però duramente danneggiata dai bombardamenti anglo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale.
In fondo al corso, ecco Porta Palio, che deve il suon nome all’antica corsa medievale del Palio o del drappo verde, ricordata anche da Dante nella Divina Commedia (nel canto XV dell’Inferno, ai versetti 121-124: Poi si rivolse [si voltò] e parve di coloro che corrono a Verona il drappo verde per la campagna; e parve di costoro quelli che vince, non colui che perde”).
Progettata da Michele Sammicheli in luogo di una precedente Porta scaligera ormai cadente, fu fabbricata tra il 1550 e il 1561. Al piano superiore erano locali per il ricovero del corpo di guardia veneziano, mentre sulla sua sommità avrebbero dovuto trovare collocazione postazioni di artiglieria, mai impiantate.
Al tempo dell’insurrezione delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la struttura rimase sempre chiusa — chiamata per questo “Porta stuppa” — rimanendo quindi estranea ai combattimenti. [immagini 3 e 4]
3 - Porta Palio o Porta Stuppa, a Verona, nella sua facciata rivolta verso la città, in un’immagine d’epoca asburgica. Litografia di Giovanni Brizeghel, su disegno di Marco Moro. Venezia 1850.
4 - Porta Palio, a Verona, come si presenta oggi. Facciata esterna, verso la campagna. Fu edificata fra il 1550 e il 1561, su progetto dell’architetto Michele Sammicheli. Durante l’insurrezione delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la Porta rimase sempre chiusa ed estranea ai combattimenti. Era chiamata infatti “Porta stuppa”. Si notino gli stemmi gentilizi dei Rettori veneziani, meticolosamente abrasi dai giacobini, dopo le Pasque Veronesi.
Nondimeno, all’atto della capitolazione della città ai francesi dopo le Pasque Veronesi, capitolazione avvenuta il 25 aprile 1797, giorno di San Marco, Porta Palio fu testimone del disarmo della popolazione, di cui s’incaricò uno dei protagonisti dell’insorgenza di Verona, il biro o sbirro o gendarme veneto Antonio Cozza, prima di riparare in Tirolo, per trovare salvezza e per non subire le vendette dei franco-giacobini. [immagini 5 e 6]
5 - Dopo le Pasque Veronesi, viene firmata la resa della città (25 aprile 1797). Sebbene fosse contrarissimo alla capitolazione, il biro o sbirro o gendarme veneto Antonio Cozza, in lacrime, s’incarica di farsi consegnare le armi dai volontari del territorio e dalle truppe paesane, che avevano combattuto assieme a lui contro la macchina bellica napoleonica, durante le gloriose e tragiche giornate dell’insorgenza. Accatastate le armi davanti a Porta Palio, qui ha luogo una commovente cerimonia di ammainabandiera. Cozza spinge poi i commilitoni ad affrettarsi a lasciare Verona e a mettersi in salvo, prima che la città venga rioccupata dai rivoluzionari francesi e che si scatenino le inevitabili vendette, cercando ciascuno più sicuro scampo nel contado, nei propri paesi. Tavola di Giovanni Ventaloro, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
6 - Antonio Cozza, gendarme (biro o sbirro) della polizia veneta. La parola sbirro all’epoca non aveva nessuna accezione negativa. Cozza fu uno degli eroi dell’insurrezione di Verona contro i rivoluzionari francesi. Fu lui, alla vigilia dell’insurrezione delle Pasque Veronesi, ad arrestare i cospiratori giacobini che stavano per perpetrare la strage terroristica dei Reggitori Veneziani e Veronesi e dei pubblici funzionari in Verona, con la complicità dei Generali francesi. Dopo la capitolazione della città, si rifugiò in un nascondiglio segreto per circa un mese, mentre i franco-giacobini, con spie e perquisizioni, gli davano la caccia senza tregua. Cozza sfuggì tuttavia alla cattura, guadagnando la via del Tirolo, dove si ricongiunse alle truppe imperiali, raggiungendo in seguito il grado di Capitano. Ritratto di Giorgio Scarato, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Da Porta Palio svoltiamo a destra per Circonvallazione Maroncelli. Percorsa la strada sino in fondo, sfociamo in Via Porta San Zeno, che c’immette, sulla destra, nell’omonima piazza, sulla quale sorge la celebre Basilica romanica, dedicata al Santo Patrono di Verona.
La Basilica di San Zeno fu riedificata sul sito di diversi edifici sacri antecedenti, dopo il disastroso cataclisma del 1117 che terremotò l’Italia settentrionale. Innalzata in onore del principale Santo Patrono di Verona, il Vescovo San Zeno (300-371) aveva annesso il chiostro e il Monastero benedettino
La facciata, col grande rosone (detto anche Ruota della Fortuna perché rappresenta figure umane, innalzate o precipitate dalla sorte, cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Rosone_della_basilica_di_San_Zeno) è munita di protiro e leoni stilofori, posti a guardia della chiesa. Sulla lunetta del portale è raffigurato l’atto di nascita del Comune di Verona (1137): si scorge infatti il Patrono San Zeno, mentre benedice cavalieri e fanti, cioè nobili, borghesi e popolo e consegna loro il vessillo cittadino con la croce aurata in campo azzurro. [immagine 7]
7 - Il Patrono della diocesi, San Zeno, calpesta il demonio e consegna il vessillo cittadino con la croce dorata in campo azzurro a cavalieri e fanti (nobiltà, popolo crasso e minuto, ovvero alle tre classi dell’aristocrazia, della borghesia e del popolo). Nasce il Comune di Verona (1136). Sotto, i miracoli del Santo. Maestro Niccolò. Lunetta del Portale (1138). Basilica di San Zeno, Verona.
La Basilica è fiancheggiata da una torre merlata, edificata a protezione dell’Abbazia benedettina e della Basilica, che un tempo erano situate fuori della cerchia muraria cittadina. Fu Cangrande Della Scala (1291-1329) infatti, a ricomprenderle nel recinto delle nuove mura, da lui edificate.
L’Abbazia fungeva anche da ostello dei Sacri Romani Imperatori, quando scendevano in Italia e giungevano in visita a Verona, come avvenne con Federico II di Svevia nel 1238. [immagini 8, 9 e 10]
L’Abbazia (non la Basilica però) fu soppressa nel 1770, in epoca veneziana a causa di litigiosità fra i monaci e della decadenza dell’Abbazia stessa. Fu quindi definitivamente liquidata, nel 1797, sotto occupazione napoleonica.
Le spoglie del Santo Patrono furono ritrovate nel 1838, dopo essere state nascoste dai monaci, per scongiurarne la profanazione o la sottrazione da parte d’invasori infedeli. Del resto — va detto — anche nella Francia delle guerre di religione (1562-98) i calvinisti protestanti e i sanculotti in quella soggetta al giogo della Rivoluzione del 1789-93, distrussero un’enormità di chiese, profanando sacrilegamente le reliquie dei Santi, in odio al culto cattolico.
Fino alla sua distruzione nel 1583, causata da alcuni monaci tedeschi, la Basilica di San Zeno ospitava il carroccio del Comune di Verona. Conservato in origine nella chiesa di San Giorgio in Braida, il carroccio aveva poi trovato la sua definitiva collocazione nella navatella di sinistra della Basilica, presso la grande coppa di porfido rosso di epoca romana che attualmente vi si trova. Il carroccio veniva recato processionalmente per le vie cittadine in occasione di grandi eventi, come avvenne per la dedizione della città a Venezia, il 24 giugno 1405. [immagine 11]
Secondo la tradizione il diavolo sconfitto da San Zeno fu costretto a trasportare dalla Siria fino a Verona la grande coppa rossa, che reca impressi i segni delle unghie dell’angelo decaduto.
8 - Verona. La Basilica di San Zeno al tempo del Regno del Lombardo-Veneto. Incisione colorata di W. French, su disegno di H. Lauterbach. 1850.
9 - Verona. La facciata della Basilica di San Zeno e la torre abbaziale, come si presentano oggi.
10 - Il corteo di vari popoli (ebrei, musulmani, genti pagane) che rendono omaggio all'Imperatore Federico II, raffigurati in questo affresco duecentesco nella torre abbaziale di San Zeno. Il 23 maggio 1238, in occasione delle nozze di Ezzelino III da Romano, Signore di Verona, con la figlia dell’Imperatore Federico II di Svevia, Selvaggia, nozze che furono celebrate proprio nella Basilica di San Zeno, intervenne lo stesso Imperatore, che alloggiò poi presso l’Abbazia. Affresco nella torre abbaziale della Basilica di San Zeno, a Verona. XIII secolo.
11 - Il carroccio del Comune di Verona, come raffigurato in un dipinto che rappresenta la vittoria dei veronesi sui vicentini a Ponte Alto di Villaga (Vi) nel 1212, in età comunale. Il carroccio veronese era conservato nella Basilica di San Zeno, fino al 1583, anno della sua distruzione da parte di alcuni monaci tedeschi. Olio su tela di Alessandro Turchi (1578-1649). Verona. Loggia di Fra’ Giocondo. Sala del Consiglio. Particolare.
Al tempo dell’occupazione napoleonica di Verona, Basilica e Abbazia furono depredate dalle armate rivoluzionarie francesi, mentre anche le zone adiacenti furono teatro di scontri con gl’invasori transalpini. [immagine 12]
12 - Battaglia fra veronesi e rivoluzionari francesi in piazza e in quartiere San Zeno, a Verona. Pasque Veronesi, 17 aprile 1797. Tavola di Paolo Andolfi, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Fra le opere sottratte e portate a Parigi dai rivoluzionari di Francia dopo l’insurrezione dell’aprile del 1797, né mai più ritornate a Verona, sono le predelle sottostanti la pala d’altare, detta Pala di San Zeno, raffigurante la Madonna e Santi, opera di Andrea Mantegna (1431-1506). Il polittico fu eseguito dal grande artista padovano per la Basilica di San Zeno, fra il 1457 e il 1459. Le predelle attualmente esposte sono rifacimenti ottocenteschi. [immagini 13, 14, 15 e 16]
Perfino l’astrolabio quattrocentesco murato nel chiostro della Basilica fu trafugato dai “liberatori” transalpini. L’astrolabio è quel particolare strumento astronomico che consente di misurare l’altezza del sole e degli astri sull’orizzonte a una certa ora e giorno dell’anno e a una determinata latitudine. [immagine 17]
13 - Polittico con la Madonna e Santi, detto Pala di San Zeno, raffigurante la Madonna e Santi. Le predelle sottostanti sono copie ottocentesche di quelle trafugate dai napoleonici nel 1797, dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi e portate in Francia. Tempera su tavola di Andrea Mantegna (1457-59). Verona, Basilica di San Zeno.
14 - L’orazione nell’orto degli ulivi. In un paesaggio pietrificato e desertico, a significare l’agonia del Signore, Gesù (a destra nella scena) prega su una roccia simile ad un altare, simbolo del suo sacrificio, ormai imminente. Gli Apostoli, addormentati, sono poco distanti. Sullo sfondo, sul monte, s’intravvede una Gerusalemme idealizzata, i cui edifici arieggiano quelli di Roma antica e di Venezia. Trafugata dai rivoluzionari francesi all’indomani delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la predella non ha più fatto ritorno a Verona. Tempera su tavola di Andrea Mantegna (1457-59). Predella della Pala di San Zeno per la Basilica omonima, in Verona. Tours. Musée des Beaux-Arts.
15 - Crocifissione. Trafugata dai rivoluzionari francesi all’indomani delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la predella non ha più fatto ritorno a Verona. Tempera su tavola di Andrea Mantegna (1457-59). Predella della Pala di San Zeno per la Basilica omonima, in Verona. Parigi. Musée du Louvre.
16 - Resurrezione. Si noti l’accuratezza con cui l’artista ha rappresentato le armi e le uniformi dei soldati messi a guardia del Santo Sepolcro su richiesta dei capi della Sinagoga, affinché il miracolo non si realizzasse. Trafugata dai rivoluzionari francesi all’indomani delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la predella non ha più fatto ritorno a Verona. Tempera su tavola di Andrea Mantegna (1457-59). Predella della Pala di San Zeno per la Basilica omonima, in Verona. Tours. Musée des Beaux-Arts.
17 - Astrolabio murato nel chiostro della Basilica di San Zeno, a Verona, datato 1455. Strappato a forza dalla parete dai napoleonici, nel 1797. I tre quadranti dello strumento, ruotabili a mano, scandivano le fasi lunari, il calendario zodiacale e astrale; riportavano inoltre la posizione del sole e le ore di luce di ciascun giorno dell'anno; segnavano le ore, le feste liturgiche e le ricorrenze dei Santi, il tutto a beneficio dei monaci benedettini. Nel 2022, dopo essere stato in possesso dei Conti Cartolari di Verona, l’astrolabio è andato all’incanto a Londra, presso una galleria antiquaria. La società Daniel Crouch Rare Books Limited lo ha posto in vendita al prezzo di € 1.505.989 quale base d’asta iniziale.
Ripercorriamo a ritroso Via Porta San Zeno e giungiamo all’omonima Porta cittadina, sulla direttrice lago di Garda e Brescia-Milano.
Porta San Zeno, edificata nel 1542 su progetto dell’architetto Michele Sammicheli, fu espugnata dai veronesi il 17 aprile 1797, appena scoppiata l’insorgenza delle Pasque Veronesi, insieme a tutte le altre Porte cittadine. I presidi francesi di guardia si arresero, seguiti poco dopo dall’intera guarnigione napoleonica in città, salvo le truppe asserragliate nei castelli sulla collina e in Castelvecchio. [immagini 18 e 19]
Porta San Zeno era particolarmente importante strategicamente, perché rivolta verso Occidente: da Milano e dall’ex Lombardia Veneta (Bergamo, Brescia e Crema) proveniva infatti per gl’insorti veronesi il maggior pericolo. Da Porta San Zeno entrarono infatti le truppe napoleoniche a Verona, la prima volta, il 1° giugno 1796, “con i cannoni e le micce accese”, secondo il memorialista Girolamo Cavazzocca, come in una città ostile o che comunque rifiutava l’occupazione dei rivoluzionari francesi, nonostante la neutralità della Dominante. Mentre la popolazione si preoccupava di nascondere risparmi e oggetti preziosi, ben conoscendo la politica arraffatoria e latrocinante dei “liberatori”. [immagini 20, 21, 22 e 23]
Ma anche una volta terminate le Pasque Veronesi, Porta San Zeno rivestì un ruolo cruciale: da qui infatti le truppe francesi rientrarono in città per rioccupare Verona; e sempre da Porta San Zeno transitarono i soldati della guarnigione veneziana che difendeva Verona (2.700 uomini circa) per essere deportati in campi di concentramento in Francia, via Brescia-Milano. Di costoro, appena un terzo fecero ritorno in Patria, dopo la pace di Campoformido del 17 ottobre 1797 fra l’Austria imperiale e la Francia rivoluzionaria. [immagine 24]
18 - Porta San Zeno, a Verona, capolavoro di Michele Sammicheli, come si presenta oggi, nella facciata esterna, rivolta verso la campagna, con la lunga passerella che valica il fossato. Passaggio strategico fondamentale per le comunicazioni con la Lombardia, la Porta fu teatro di aspri scontri fra rivoluzionari francesi che la occupavano e gl’insorti veronesi, che ebbero la meglio e la espugnarono subito dopo lo scoppio delle Pasque Veronesi. Di qui transitò anche la guarnigione veneziana che difendeva Verona, per essere deportata in Francia, terminata l’insurrezione. Anche qui gli stemmi gentilizi dei Rettori veneziani furono abrasi dai giacobini, dopo che le truppe francesi rioccuparono la città (27 aprile 1797).
19 - Antica veduta di Verona da Occidente, dunque da fuori di Porta San Zeno e di Porta Palio. Vi si vede la Basilica di San Zeno e la Porta, con i bastioni ai lati e le difese antemurali. Incisione di Geremia Wolff, Augusta (Augsburg, Augusta Vindelicorum, in Germania). 1730. Particolare.
20 - Ingresso dei rivoluzionari francesi in Verona, il 1° giugno 1796, “con i cannoni e le micce accese”, come riportano le fonti del tempo. Pronti cioè a fulminare chiunque osi opporsi alla prepotenza dei conquistatori. Bonaparte e le sue truppe sono accolti nell’ostilità generale. Incisione su disegno di A. Basilio Lasinio.
21 - All’ingresso dei rivoluzionari francesi in Verona, da Porta San Zeno, i veronesi si preoccupano anzitutto di nascondere gli oggetti preziosi e i loro risparmi, cercando di metterli al sicuro dalle ruberie dei soldati di Bonaparte. 1° giugno 1796. Tavola di Alice Nicoletti, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
22 - Dopo la temporanea liberazione di Verona (luglio 1796) da parte delle divisioni imperiali, le truppe rivoluzionarie francesi di occupazione riprendono il controllo della città. E Bonaparte e il Generale francese Augereau sfondano brutalmente a cannonate Porta San Zeno e le altre porte cittadine. È il 7 agosto 1796. Incisione attribuita a Charles Meynier.
23 - Scoppiate le Pasque Veronesi in pochissimo tempo la popolazione, furibonda e decisa a tutto, prende il controllo di Verona ed espugna tutte le Porte, costringendo i presidi francesi e poi l’intera guarnigione transalpina ad arrendersi. Tutte le vie di comunicazione con Venezia, con le città vicine e con le campagne sono riaperte. Particolarmente cruenti sono i combattimenti a Porta San Zeno, l’ingresso occidentale della città, in direzione della Lombardia cisalpina. Ma anche qui i veronesi e le milizie venete hanno ben presto la meglio. 17 aprile 1797. Tavola di Oliviero Murru, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
24 - Dopo le Pasque Veronesi e la capitolazione di Verona nel giorno di San Marco (25 aprile 1797) la guarnigione di militari che difendeva Verona — circa 2.700 uomini — lascia per sempre la città, per essere deportata in Francia, via Brescia-Milano e attraverso la catena alpina. Da quei campi di concentramento e di dolore, solo un terzo faranno ritorno in Patria. 1° maggio 1797. La scena è ambientata dinnanzi all’odierna chiesa di San Rocco, in Via Stanga 28, mentre in fondo si scorge Porta San Zeno e la cerchia muraria cittadina. Tavola di Giuseppe Rava, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Diversi ospedali insistevano in questa e nelle zone limitrofe, come quello di Santa Caterina di Ognissanti, di Santa Lucia su Corso Porta Palio 47/49 (dove sono ora le caserme), di Sant’Agnese e della Misericordia (in Piazza Bra), di San Lorenzo e di San Bovo (in Corso Cavour), di Sant’Antonio in Cittadella, di Sant’Antonio della Ghiara, di San Giovanni Battista della Ghiara e di Santa Croce (tutti in zona Cittadella), di San Luca, di Santa Maria della Valverde, di Sant’Jacopo (San Giacomo) nella parrocchia di San Silvestro, di Santo Spirito (dal 1805 al 1810 e poi come Ospedale Militare), di San Zeno Maggiore.
Di questi e dei 36 ospedali esistenti in tutto in Verona città e censiti da Giovambattista Biancolini nel 1752, nelle sue Notizie storiche delle chiese di Verona — altri 19 nosocomi insistevano invece sul territorio provinciale — pochi si salvarono dalla furia soppressiva e statalizzatrice dei giacobini prima e del successivo regime napoleonico e sabaudo, poi.
Lungo Corso Porta Palio, al civico 31, colpisce anzitutto per la sua mole Palazzo Orti Manara: dalle linee neoclassiche e che fu progettato dall’architetto Luigi Trezza nel 1783. Con le gigantesche cariatidi del portale, scolpite da Francesco Zoppi e da Angelo Sartori. [immagine 1]
1 - Palazzo Orti Manara, in Stradone Porta Palio 31, a Verona. Foto del 1979. Particolare.
Procedendo verso ovest lungo il corso, incrociamo l’imponente complesso dell’Ospedale Militare austriaco, che sorge sul lato sinistro di Stradone Porta Palio. L’Ospedale fu edificato dall’Imperial Regio Governo fra il 1852 e il 1856. Tutta la zona fu però duramente danneggiata dai bombardamenti anglo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale.
In fondo al corso, ecco Porta Palio, che deve il suon nome all’antica corsa medievale del Palio o del drappo verde, ricordata anche da Dante nella Divina Commedia (nel canto XV dell’Inferno, ai versetti 121-124: Poi si rivolse [si voltò] e parve di coloro che corrono a Verona il drappo verde per la campagna; e parve di costoro quelli che vince, non colui che perde”).
Progettata da Michele Sammicheli in luogo di una precedente Porta scaligera ormai cadente, fu fabbricata tra il 1550 e il 1561. Al piano superiore erano locali per il ricovero del corpo di guardia veneziano, mentre sulla sua sommità avrebbero dovuto trovare collocazione postazioni di artiglieria, mai impiantate.
Al tempo dell’insurrezione delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) la struttura rimase sempre chiusa — chiamata per questo “Porta stuppa” — rimanendo quindi estranea ai combattimenti. [immagini 3 e 4]
3 - Porta Palio o Porta Stuppa, a Verona, nella sua facciata rivolta verso la città, in un’immagine d’epoca asburgica. Litografia di Giovanni Brizeghel, su disegno di Marco Moro. Venezia 1850.
Nondimeno, all’atto della capitolazione della città ai francesi dopo le Pasque Veronesi, capitolazione avvenuta il 25 aprile 1797, giorno di San Marco, Porta Palio fu testimone del disarmo della popolazione, di cui s’incaricò uno dei protagonisti dell’insorgenza di Verona, il biro o sbirro o gendarme veneto Antonio Cozza, prima di riparare in Tirolo, per trovare salvezza e per non subire le vendette dei franco-giacobini. [immagini 5 e 6]

6 - Antonio Cozza, gendarme (biro o sbirro) della polizia veneta. La parola sbirro all’epoca non aveva nessuna accezione negativa. Cozza fu uno degli eroi dell’insurrezione di Verona contro i rivoluzionari francesi. Fu lui, alla vigilia dell’insurrezione delle Pasque Veronesi, ad arrestare i cospiratori giacobini che stavano per perpetrare la strage terroristica dei Reggitori Veneziani e Veronesi e dei pubblici funzionari in Verona, con la complicità dei Generali francesi. Dopo la capitolazione della città, si rifugiò in un nascondiglio segreto per circa un mese, mentre i franco-giacobini, con spie e perquisizioni, gli davano la caccia senza tregua. Cozza sfuggì tuttavia alla cattura, guadagnando la via del Tirolo, dove si ricongiunse alle truppe imperiali, raggiungendo in seguito il grado di Capitano. Ritratto di Giorgio Scarato, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.Da Porta Palio svoltiamo a destra per Circonvallazione Maroncelli. Percorsa la strada sino in fondo, sfociamo in Via Porta San Zeno, che c’immette, sulla destra, nell’omonima piazza, sulla quale sorge la celebre Basilica romanica, dedicata al Santo Patrono di Verona.
La Basilica di San Zeno fu riedificata sul sito di diversi edifici sacri antecedenti, dopo il disastroso cataclisma del 1117 che terremotò l’Italia settentrionale. Innalzata in onore del principale Santo Patrono di Verona, il Vescovo San Zeno (300-371) aveva annesso il chiostro e il Monastero benedettino
La facciata, col grande rosone (detto anche Ruota della Fortuna perché rappresenta figure umane, innalzate o precipitate dalla sorte, cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Rosone_della_basilica_di_San_Zeno) è munita di protiro e leoni stilofori, posti a guardia della chiesa. Sulla lunetta del portale è raffigurato l’atto di nascita del Comune di Verona (1137): si scorge infatti il Patrono San Zeno, mentre benedice cavalieri e fanti, cioè nobili, borghesi e popolo e consegna loro il vessillo cittadino con la croce aurata in campo azzurro. [immagine 7]

La Basilica è fiancheggiata da una torre merlata, edificata a protezione dell’Abbazia benedettina e della Basilica, che un tempo erano situate fuori della cerchia muraria cittadina. Fu Cangrande Della Scala (1291-1329) infatti, a ricomprenderle nel recinto delle nuove mura, da lui edificate.
L’Abbazia fungeva anche da ostello dei Sacri Romani Imperatori, quando scendevano in Italia e giungevano in visita a Verona, come avvenne con Federico II di Svevia nel 1238. [immagini 8, 9 e 10]
L’Abbazia (non la Basilica però) fu soppressa nel 1770, in epoca veneziana a causa di litigiosità fra i monaci e della decadenza dell’Abbazia stessa. Fu quindi definitivamente liquidata, nel 1797, sotto occupazione napoleonica.
Le spoglie del Santo Patrono furono ritrovate nel 1838, dopo essere state nascoste dai monaci, per scongiurarne la profanazione o la sottrazione da parte d’invasori infedeli. Del resto — va detto — anche nella Francia delle guerre di religione (1562-98) i calvinisti protestanti e i sanculotti in quella soggetta al giogo della Rivoluzione del 1789-93, distrussero un’enormità di chiese, profanando sacrilegamente le reliquie dei Santi, in odio al culto cattolico.
Fino alla sua distruzione nel 1583, causata da alcuni monaci tedeschi, la Basilica di San Zeno ospitava il carroccio del Comune di Verona. Conservato in origine nella chiesa di San Giorgio in Braida, il carroccio aveva poi trovato la sua definitiva collocazione nella navatella di sinistra della Basilica, presso la grande coppa di porfido rosso di epoca romana che attualmente vi si trova. Il carroccio veniva recato processionalmente per le vie cittadine in occasione di grandi eventi, come avvenne per la dedizione della città a Venezia, il 24 giugno 1405. [immagine 11]
Secondo la tradizione il diavolo sconfitto da San Zeno fu costretto a trasportare dalla Siria fino a Verona la grande coppa rossa, che reca impressi i segni delle unghie dell’angelo decaduto.
8 - Verona. La Basilica di San Zeno al tempo del Regno del Lombardo-Veneto. Incisione colorata di W. French, su disegno di H. Lauterbach. 1850.


Al tempo dell’occupazione napoleonica di Verona, Basilica e Abbazia furono depredate dalle armate rivoluzionarie francesi, mentre anche le zone adiacenti furono teatro di scontri con gl’invasori transalpini. [immagine 12]

Fra le opere sottratte e portate a Parigi dai rivoluzionari di Francia dopo l’insurrezione dell’aprile del 1797, né mai più ritornate a Verona, sono le predelle sottostanti la pala d’altare, detta Pala di San Zeno, raffigurante la Madonna e Santi, opera di Andrea Mantegna (1431-1506). Il polittico fu eseguito dal grande artista padovano per la Basilica di San Zeno, fra il 1457 e il 1459. Le predelle attualmente esposte sono rifacimenti ottocenteschi. [immagini 13, 14, 15 e 16]
Perfino l’astrolabio quattrocentesco murato nel chiostro della Basilica fu trafugato dai “liberatori” transalpini. L’astrolabio è quel particolare strumento astronomico che consente di misurare l’altezza del sole e degli astri sull’orizzonte a una certa ora e giorno dell’anno e a una determinata latitudine. [immagine 17]
13 - Polittico con la Madonna e Santi, detto Pala di San Zeno, raffigurante la Madonna e Santi. Le predelle sottostanti sono copie ottocentesche di quelle trafugate dai napoleonici nel 1797, dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi e portate in Francia. Tempera su tavola di Andrea Mantegna (1457-59). Verona, Basilica di San Zeno.



Ripercorriamo a ritroso Via Porta San Zeno e giungiamo all’omonima Porta cittadina, sulla direttrice lago di Garda e Brescia-Milano.
Porta San Zeno, edificata nel 1542 su progetto dell’architetto Michele Sammicheli, fu espugnata dai veronesi il 17 aprile 1797, appena scoppiata l’insorgenza delle Pasque Veronesi, insieme a tutte le altre Porte cittadine. I presidi francesi di guardia si arresero, seguiti poco dopo dall’intera guarnigione napoleonica in città, salvo le truppe asserragliate nei castelli sulla collina e in Castelvecchio. [immagini 18 e 19]
Porta San Zeno era particolarmente importante strategicamente, perché rivolta verso Occidente: da Milano e dall’ex Lombardia Veneta (Bergamo, Brescia e Crema) proveniva infatti per gl’insorti veronesi il maggior pericolo. Da Porta San Zeno entrarono infatti le truppe napoleoniche a Verona, la prima volta, il 1° giugno 1796, “con i cannoni e le micce accese”, secondo il memorialista Girolamo Cavazzocca, come in una città ostile o che comunque rifiutava l’occupazione dei rivoluzionari francesi, nonostante la neutralità della Dominante. Mentre la popolazione si preoccupava di nascondere risparmi e oggetti preziosi, ben conoscendo la politica arraffatoria e latrocinante dei “liberatori”. [immagini 20, 21, 22 e 23]
Ma anche una volta terminate le Pasque Veronesi, Porta San Zeno rivestì un ruolo cruciale: da qui infatti le truppe francesi rientrarono in città per rioccupare Verona; e sempre da Porta San Zeno transitarono i soldati della guarnigione veneziana che difendeva Verona (2.700 uomini circa) per essere deportati in campi di concentramento in Francia, via Brescia-Milano. Di costoro, appena un terzo fecero ritorno in Patria, dopo la pace di Campoformido del 17 ottobre 1797 fra l’Austria imperiale e la Francia rivoluzionaria. [immagine 24]






