Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio
Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio
Sesta tappa – Casa Bagatta e Palazzo Bevilacqua su Corso Cavour
Punti di interesse
Casa Bagatta si trovava al numero civico 13 dell’odierno Corso Cavour (già Corso di Castelvecchio) facendo angolo con Piazzetta Santi Apostoli. Oggi l’edificio originario, distrutto dai bombardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale, non esiste più, sostituito da un altro moderno.
Distrutta anche l’immagine miracolosa dipinta sulla facciata, che salvò gli abitanti del palazzo e del quartiere nel 1796, durante l’occupazione francese. Questo il fatto. Alle ore 17.45 del 12 agosto 1796, un carro carico di esplosivi veniva condotto dai rivoluzionari francesi lungo il Corso di Castelvecchio, proprio all’altezza di Piazzetta Santi Apostoli, quando prende improvvisamente fuoco e salta in aria, seminando rovine fra gli edifici circostanti per un raggio di 200 metri.
Ma la venerata immagine del Presepio, opera seicentesca di Battista d’Angelo, detto Il Moro, dipinta sul muro esterno di Casa Bagatta, sebbene vicinissima al luogo dell’esplosione, venne miracolosamente risparmiata. Illesi anche i residenti nella zona e i passanti, mentre per la deflagrazione non meno di duecento persone sarebbero dovute perire. [immagine 34]
E anche una bomba incendiaria, volata in aria e che aveva sfondato il tetto della stessa Casa Bagatta, piovuta nel mezzo di una camera, proprio sul letto dove due bambini stavano giocando, si smorza senza esplodere e senza ferire nessuno. Addirittura, senza nemmeno spaventare i fanciulli. [immagine 35]
Nel 1886 fu apposta all’interno una targa lignea in attestazione del miracolo, targa tuttora conservata. Mentre dalla facciata pendeva una catena una catena col frammento di una delle bombe del carro francese esploso. [immagine 36, 37 e 38]
34 - Nella Verona occupata dalle truppe di Napoleone, un carro carico di esplosivi, condotto dai rivoluzionari francesi lungo Corso di Castelvecchio (odierno Corso Cavour) esplode all’altezza di Piazzetta Santi Apostoli, davanti alla Casa dei Conti Bagatta. Sulla facciata dell’edificio stava dipinta una venerata immagine seicentesca del Presepio, opera di Battista d’Angelo, detto Il Moro. Nonostante le rovine seminate nello spazio di centinaia di metri, tutti restano miracolosamente illesi dall’esplosione, che avrebbe potuto mietere almeno 200 morti. Persino una bomba incendiaria caduta in casa, nella camera da letto di due bambini che stavano giocando, si spegne, senza neppure spaventarli, segnando così un secondo prodigio. Tavola di Quirino Maestrello, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
35 - Il secondo miracolo avvenuto nella casa dei Conti Bagatta e attribuito anch’esso all’immagine sacra del Presepe dipinto sulla facciata, oltre che all’intervento dei Santi Angeli Custodi dei bimbi: la bomba incendiaria francese volata nella camera da letto dei fanciulli intenti a giocare si smorza, lasciandoli illesi e senza neanche un filo di spavento. 12 agosto 1796. Tavola di Achille Capaldo, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.


36-37-38 - La targa lignea che commemora il miracolo di Casa Bagatta e lo scoppio dell’insurrezione popolare delle Pasque Veronesi; e un frammento di bomba, agganciato a una catena di ferro e che pendeva un tempo dalla facciata. Sulla targa si possono ancora leggere le scritte del tempo: “1796 addì 12 agosto asidente dun cariazo francesse carico di bonbe asseso. Il 17 April 1797 atacho della ribilion di Verona”. [Addì, 12 agosto 1796. Incidente di un carriaggio francese carico di bombe, esploso. Il 17 aprile 1797, inizio della ribellione di Verona]. Per gentile concessione della famiglia Masi al Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Spostandoci un poco più avanti in direzione di Castelvecchio, eccoci al bellissimo Palazzo Bevilacqua, dalle eleganti linee cinquecentesche (al civico numero 19 di Corso Cavour, già Corso di Castelvecchio). Progettato dal celebre architetto veronese Michele Sammicheli (1484-1559) l’edificio fu probabilmente completato nel 1534. [immagine 39]
Nel 1899, il Palazzo fu ceduto dall’ultima Duchessa Bevilacqua al Comune di Verona e ospita oggi un istituto scolastico, intitolato al poeta Ippolito Pindemonte, cfr. supra.
Al pian terreno le chiavi di volta delle arcate sono busti di Imperatori romani, mentre le teste di leone su quelle degli archi superiori proclamano la fedeltà della famiglia al governo veneziano. Al tempo delle Pasque Veronesi, infatti, il Conte Ernesto Bevilacqua comandava le truppe dislocate tra Cerea e Legnago nella Bassa veronese, per difendere Verona dai franco-giacobini e per questo fu costretto all’esilio in Piemonte per sfuggire alle vessazioni dei rivoluzionari.
La loggia del piano superiore ospitava una stupenda collezione d’arte, che non poteva non ingolosire i depredatori napoleonici, i quali nel maggio del 1797 proprio a Palazzo Bevilacqua insediarono la loro commissione di esperti d’arte, incaricati delle spoliazioni, Commissione presieduta dal Generale Bertholet. La collezione Bevilacqua fu tra le prime ad esser requisita. [immagini 40, 41, 42, 43, 44 e 45]
Ciò che tornò dalla Francia, si deve all’intervento dell’Imperatore d’Austria Francesco I (1768-1835) dopo la definitiva caduta di Napoleone, a Waterloo (18 giugno 1815). Addirittura il Duca di Wellington dovette minacciare il ricorso alla forza contro il direttore del Louvre e principale artefice delle spoliazioni napoleoniche, il Barone Dominique Vivant Denon, framassone notorio, per recuperare alcune opere, da lui sparse apposta in vari luoghi della Francia per nasconderle e impedirne il ritrovamento e la restituzione, dopo che le Potenze coalizzate avevano invaso la Francia e il Re legittimo Luigi XVIII si era reinsediato sul trono (8 luglio 1815).
Si arrivò addirittura a fabbricare dei falsi o delle copie, pur di non rendere gli originali. [immagine 46]
39 - Palazzo Bevilacqua, in Corso Cavour 19, a Verona. Capolavoro dell’Architetto Michele Sammicheli (1534). Nel maggio del 1797, dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi l’edificio fu sede della Commissione francese incaricata delle requisizioni di opere d’arte a Verona e nel Veronese. 1l 16 maggio la meravigliosa collezione Bevilacqua, al primo piano, fu la prima ad essere saccheggiata e portata a Parigi dai rivoluzionari. Il Conte Ernesto Bevilacqua, fedele alla Serenissima, fu costretto all’esilio in Piemonte, per sfuggire alle violenze degli occupanti e alla morte. La madre del Conte, la moglie e i loro tre bambini furono brutalmente messi alla porta ed estromessi dal Palazzo di famiglia. In novembre la moglie del Conte, la Marchesa Felicita Scarampi, morirà di dolore. Foto novecentesca del palazzo.
40 - I soldati di Napoleone rapinano la collezione del Conte Ernesto Bevilacqua, a Verona, dal suo palazzo in Corso Cavour (allora Corso di Castelvecchio). È il 16 maggio 1797. Dipinti, crateri attici, statue e medaglie greco-romane di questa, come di altre collezioni cittadine, prendono la via di Parigi. Solo alcune opere faranno ritorno, per interessamento dell’Imperatore d’Austria Francesco I. Tavola di Paolo Andolfi, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
41 - Ruberie napoleoniche in Italia. Per la Francia rivoluzionaria e dei lumi, l’Italia della tradizione era indegna di conservare l’immenso patrimonio storico-artistico prodotto dalla bimillenaria civiltà classico-cristiana. Solo la Francia, il Paese dei lumi trionfante sul dispotismo monarchico, sull’aristocrazia e sull’oscurantismo religioso della Chiesa Cattolica (questo era il linguaggio dei rivoluzionari e dei settari) doveva essere la legittima depositaria di tutti questi tesori. 10 maggio 1797. Partenza da Roma del terzo convoglio di statue e monumenti d’arte destinati al Museo Nazionale di Parigi (futuro Museo del Louvre). Stampa del tempo.
42 - Facente parte della Collezione Bevilacqua, nell’omonimo palazzo di Verona, anche questo quadro fu depredato dai rivoluzionari francesi, assieme a molte altre opere, mai restituite. Ritratto di giovane donna con bambino e un cane. Dipinto di Paolo Veronese (1546-47). Oggi esposto a Parigi, al Museo del Louvre.

43-44 - Altro celebre dipinto confiscato a Verona nel 1797, in Palazzo Bevilacqua, dai commissari rivoluzionari francesi e mai più tornato in riva all’Adige. Raffigura l’incoronazione della Vergine Santissima in Paradiso, innanzi ai dodici Apostoli, agli Angeli, ai Patriarchi, ai Profeti, ai quattro Evangelisti, a San Giovanni Battista, ai Progenitori Adamo ed Eva, ai Padri della Chiesa, ai Santi cristiani, ai Papi e ai Vescovi, tutti disposti in ordine rigorosamente gerarchico. Paradiso. Dipinto di Jacopo Robusti, detto Il Tintoretto. Studio (1564) per la tela del Paradiso in Palazzo Ducale a Venezia, per la sala del Maggior Consiglio. Oggi esposto a Parigi, al Museo del Louvre. Generale e particolare.
45 - Altra sottrazione dalla Collezione Bevilacqua di Verona, ad opera dei commissari rivoluzionari francesi e altra opera mai più ritornata, giunta a Parigi nel 1798. La Sacra Famiglia con Sant'Orsola, che sorregge una candida colomba, simbolo di castità. Olio su tela di Felice Brusasorci il Giovane (1540-1605). Esposta oggi a Parigi, al Museo del Louvre.
46 – Celebre caricatura inglese sulla sottrazione di cimeli all’Italia e sulla sostituzione di opere d’arte, ch’erano state rubate e portate da Napoleone a Parigi, con delle copie, così da frodare i derubati degli originali, depredandoli una seconda volta col raggiro. Caricatura inglese di George Cruikshank (1815) da The Life of Napoleon. A Hudibrastic Poem in Fifteen Cantos, 1815.
Distrutta anche l’immagine miracolosa dipinta sulla facciata, che salvò gli abitanti del palazzo e del quartiere nel 1796, durante l’occupazione francese. Questo il fatto. Alle ore 17.45 del 12 agosto 1796, un carro carico di esplosivi veniva condotto dai rivoluzionari francesi lungo il Corso di Castelvecchio, proprio all’altezza di Piazzetta Santi Apostoli, quando prende improvvisamente fuoco e salta in aria, seminando rovine fra gli edifici circostanti per un raggio di 200 metri.
Ma la venerata immagine del Presepio, opera seicentesca di Battista d’Angelo, detto Il Moro, dipinta sul muro esterno di Casa Bagatta, sebbene vicinissima al luogo dell’esplosione, venne miracolosamente risparmiata. Illesi anche i residenti nella zona e i passanti, mentre per la deflagrazione non meno di duecento persone sarebbero dovute perire. [immagine 34]
E anche una bomba incendiaria, volata in aria e che aveva sfondato il tetto della stessa Casa Bagatta, piovuta nel mezzo di una camera, proprio sul letto dove due bambini stavano giocando, si smorza senza esplodere e senza ferire nessuno. Addirittura, senza nemmeno spaventare i fanciulli. [immagine 35]
Nel 1886 fu apposta all’interno una targa lignea in attestazione del miracolo, targa tuttora conservata. Mentre dalla facciata pendeva una catena una catena col frammento di una delle bombe del carro francese esploso. [immagine 36, 37 e 38]
34 - Nella Verona occupata dalle truppe di Napoleone, un carro carico di esplosivi, condotto dai rivoluzionari francesi lungo Corso di Castelvecchio (odierno Corso Cavour) esplode all’altezza di Piazzetta Santi Apostoli, davanti alla Casa dei Conti Bagatta. Sulla facciata dell’edificio stava dipinta una venerata immagine seicentesca del Presepio, opera di Battista d’Angelo, detto Il Moro. Nonostante le rovine seminate nello spazio di centinaia di metri, tutti restano miracolosamente illesi dall’esplosione, che avrebbe potuto mietere almeno 200 morti. Persino una bomba incendiaria caduta in casa, nella camera da letto di due bambini che stavano giocando, si spegne, senza neppure spaventarli, segnando così un secondo prodigio. Tavola di Quirino Maestrello, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
35 - Il secondo miracolo avvenuto nella casa dei Conti Bagatta e attribuito anch’esso all’immagine sacra del Presepe dipinto sulla facciata, oltre che all’intervento dei Santi Angeli Custodi dei bimbi: la bomba incendiaria francese volata nella camera da letto dei fanciulli intenti a giocare si smorza, lasciandoli illesi e senza neanche un filo di spavento. 12 agosto 1796. Tavola di Achille Capaldo, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

36-37-38 - La targa lignea che commemora il miracolo di Casa Bagatta e lo scoppio dell’insurrezione popolare delle Pasque Veronesi; e un frammento di bomba, agganciato a una catena di ferro e che pendeva un tempo dalla facciata. Sulla targa si possono ancora leggere le scritte del tempo: “1796 addì 12 agosto asidente dun cariazo francesse carico di bonbe asseso. Il 17 April 1797 atacho della ribilion di Verona”. [Addì, 12 agosto 1796. Incidente di un carriaggio francese carico di bombe, esploso. Il 17 aprile 1797, inizio della ribellione di Verona]. Per gentile concessione della famiglia Masi al Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.Spostandoci un poco più avanti in direzione di Castelvecchio, eccoci al bellissimo Palazzo Bevilacqua, dalle eleganti linee cinquecentesche (al civico numero 19 di Corso Cavour, già Corso di Castelvecchio). Progettato dal celebre architetto veronese Michele Sammicheli (1484-1559) l’edificio fu probabilmente completato nel 1534. [immagine 39]
Nel 1899, il Palazzo fu ceduto dall’ultima Duchessa Bevilacqua al Comune di Verona e ospita oggi un istituto scolastico, intitolato al poeta Ippolito Pindemonte, cfr. supra.
Al pian terreno le chiavi di volta delle arcate sono busti di Imperatori romani, mentre le teste di leone su quelle degli archi superiori proclamano la fedeltà della famiglia al governo veneziano. Al tempo delle Pasque Veronesi, infatti, il Conte Ernesto Bevilacqua comandava le truppe dislocate tra Cerea e Legnago nella Bassa veronese, per difendere Verona dai franco-giacobini e per questo fu costretto all’esilio in Piemonte per sfuggire alle vessazioni dei rivoluzionari.
La loggia del piano superiore ospitava una stupenda collezione d’arte, che non poteva non ingolosire i depredatori napoleonici, i quali nel maggio del 1797 proprio a Palazzo Bevilacqua insediarono la loro commissione di esperti d’arte, incaricati delle spoliazioni, Commissione presieduta dal Generale Bertholet. La collezione Bevilacqua fu tra le prime ad esser requisita. [immagini 40, 41, 42, 43, 44 e 45]
Ciò che tornò dalla Francia, si deve all’intervento dell’Imperatore d’Austria Francesco I (1768-1835) dopo la definitiva caduta di Napoleone, a Waterloo (18 giugno 1815). Addirittura il Duca di Wellington dovette minacciare il ricorso alla forza contro il direttore del Louvre e principale artefice delle spoliazioni napoleoniche, il Barone Dominique Vivant Denon, framassone notorio, per recuperare alcune opere, da lui sparse apposta in vari luoghi della Francia per nasconderle e impedirne il ritrovamento e la restituzione, dopo che le Potenze coalizzate avevano invaso la Francia e il Re legittimo Luigi XVIII si era reinsediato sul trono (8 luglio 1815).
Si arrivò addirittura a fabbricare dei falsi o delle copie, pur di non rendere gli originali. [immagine 46]
39 - Palazzo Bevilacqua, in Corso Cavour 19, a Verona. Capolavoro dell’Architetto Michele Sammicheli (1534). Nel maggio del 1797, dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi l’edificio fu sede della Commissione francese incaricata delle requisizioni di opere d’arte a Verona e nel Veronese. 1l 16 maggio la meravigliosa collezione Bevilacqua, al primo piano, fu la prima ad essere saccheggiata e portata a Parigi dai rivoluzionari. Il Conte Ernesto Bevilacqua, fedele alla Serenissima, fu costretto all’esilio in Piemonte, per sfuggire alle violenze degli occupanti e alla morte. La madre del Conte, la moglie e i loro tre bambini furono brutalmente messi alla porta ed estromessi dal Palazzo di famiglia. In novembre la moglie del Conte, la Marchesa Felicita Scarampi, morirà di dolore. Foto novecentesca del palazzo.
40 - I soldati di Napoleone rapinano la collezione del Conte Ernesto Bevilacqua, a Verona, dal suo palazzo in Corso Cavour (allora Corso di Castelvecchio). È il 16 maggio 1797. Dipinti, crateri attici, statue e medaglie greco-romane di questa, come di altre collezioni cittadine, prendono la via di Parigi. Solo alcune opere faranno ritorno, per interessamento dell’Imperatore d’Austria Francesco I. Tavola di Paolo Andolfi, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
41 - Ruberie napoleoniche in Italia. Per la Francia rivoluzionaria e dei lumi, l’Italia della tradizione era indegna di conservare l’immenso patrimonio storico-artistico prodotto dalla bimillenaria civiltà classico-cristiana. Solo la Francia, il Paese dei lumi trionfante sul dispotismo monarchico, sull’aristocrazia e sull’oscurantismo religioso della Chiesa Cattolica (questo era il linguaggio dei rivoluzionari e dei settari) doveva essere la legittima depositaria di tutti questi tesori. 10 maggio 1797. Partenza da Roma del terzo convoglio di statue e monumenti d’arte destinati al Museo Nazionale di Parigi (futuro Museo del Louvre). Stampa del tempo.
42 - Facente parte della Collezione Bevilacqua, nell’omonimo palazzo di Verona, anche questo quadro fu depredato dai rivoluzionari francesi, assieme a molte altre opere, mai restituite. Ritratto di giovane donna con bambino e un cane. Dipinto di Paolo Veronese (1546-47). Oggi esposto a Parigi, al Museo del Louvre.
43-44 - Altro celebre dipinto confiscato a Verona nel 1797, in Palazzo Bevilacqua, dai commissari rivoluzionari francesi e mai più tornato in riva all’Adige. Raffigura l’incoronazione della Vergine Santissima in Paradiso, innanzi ai dodici Apostoli, agli Angeli, ai Patriarchi, ai Profeti, ai quattro Evangelisti, a San Giovanni Battista, ai Progenitori Adamo ed Eva, ai Padri della Chiesa, ai Santi cristiani, ai Papi e ai Vescovi, tutti disposti in ordine rigorosamente gerarchico. Paradiso. Dipinto di Jacopo Robusti, detto Il Tintoretto. Studio (1564) per la tela del Paradiso in Palazzo Ducale a Venezia, per la sala del Maggior Consiglio. Oggi esposto a Parigi, al Museo del Louvre. Generale e particolare.
45 - Altra sottrazione dalla Collezione Bevilacqua di Verona, ad opera dei commissari rivoluzionari francesi e altra opera mai più ritornata, giunta a Parigi nel 1798. La Sacra Famiglia con Sant'Orsola, che sorregge una candida colomba, simbolo di castità. Olio su tela di Felice Brusasorci il Giovane (1540-1605). Esposta oggi a Parigi, al Museo del Louvre.
46 – Celebre caricatura inglese sulla sottrazione di cimeli all’Italia e sulla sostituzione di opere d’arte, ch’erano state rubate e portate da Napoleone a Parigi, con delle copie, così da frodare i derubati degli originali, depredandoli una seconda volta col raggiro. Caricatura inglese di George Cruikshank (1815) da The Life of Napoleon. A Hudibrastic Poem in Fifteen Cantos, 1815.