Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio

Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio

Settima tappa - Palazzo Portalupi, Palazzo Canossa e Piazza Pasque Veronesi

Procedendo lungo il corso in direzione di Castelvecchio, incrociamo l’imponente edificio neoclassico di Palazzo Portalupi, già sede veronese della Banca d’Italia, caratterizzato dal grande orologio, vigilato da due lupi e che dà sul frontale affacciato su Corso Cavour, al civico 40. L’edificio fu progettato da Gaetano Pintor e terminato nel 1804. [immagine 47]

Sullo spigolo che dà su Vicolo Calcina una targhetta, qui sotto cerchiata in blu, ricorda l’insurrezione di Verona dell’aprile del 1797 (Pasque Veronesi). [immagine 48]

In effetti tutta la zona, stante l’assedio posto dai veronesi alla vicina fortezza di Castelvecchio, occupata dai francesi, fu luogo di aspri scontri, barricate e cannoneggiamenti da ambo le parti.

47 - Palazzo Portalupi, già sede veronese della Banca d’Italia, affaccia su Corso Cavour (Corso Castelvecchio, al tempo delle Pasque Veronesi). All’angolo con Vicolo Calcina una targhetta (cerchiata in blu) ricorda l’insurrezione popolare di Verona del 1797, consegnata alla storia come Pasque Veronesi.

48 - La targhetta sullo spigolo di Palazzo Portalupi, a Verona, fra Corso Cavour 40 e Vicolo Calcina, luogo di grandi combattimenti tra militari francesi e veronesi. La scritta riporta semplicemente: Pasque Veronesi Aprile 1797.


Poco più innanzi, lungo la stessa via, c’incuriosiscono le grandi inferriate di Palazzo Canossa, ai finestroni del piano rialzato, tutte deformate dalle cannonate francesi (al civico 44). [immagini 49, 50 e 51]

Il Palazzo è adiacente a Castelvecchio, ch’era occupato dai soldati di Bonaparte durante le Pasque Veronesi e che fu assediato dai veronesi in armi, fin dal primo giorno dell’insorgenza (17 aprile 1797). Una delle barricate innalzate dai popolani era proprio nei pressi del palazzo.

L’edificio cinquecentesco dei Conti di Canossa, dalla scenografica facciata a bugnato, completata da statue dell’Olimpo greco-romano, fu progettato dal grande architetto Michele Sammicheli (1484-1559) e per la sua monumentalità ospitò a più riprese, oltre a Bonaparte (Generale della Rivoluzione, prima della sollevazione delle Pasque Veronesi e poi nel 1805, nei panni d’Imperatore dei francesi) anche diversi Sovrani: gl’Imperatori d’Austria Francesco I nel 1816, Ferdinando I nel 1832 e Francesco Giuseppe, quest’ultimo nel 1851. E perfino lo Zar di tutte le Russie Alessandro I, nell’autunno del 1822, quando a Verona si tenne il congresso di tutte le Potenze europee (Congresso di Verona).

La Seconda Guerra Mondiale mandò in frantumi anche il grande soffitto di Palazzo Canossa, con l’Apoteosi di Ercole (1760) affrescato da Giambattista Tiepolo.

L’edificio interseca la sua storia con le vicende delle Pasque Veronesi anche per i furti francesi. I militari di Napoleone asportarono la collezione naturalistica dei Conti Canossa (costituita da 19 fossili, fra pesci e piante) oltre a quella, ben più consistente, dei Conti Gazzola.

In Palazzo Canossa si tenne poi la solenne cerimonia del giuramento di fedeltà a Sua Maestà Cesarea Francesco II (divenuto poi Francesco I, Imperatore d’Austria) reso da tutti Corpi Pubblici di Verona, al tempo della prima Restaurazione austriaca, il 15 febbraio 1798. [immagine 52]

Dopo che i rivoluzionari francesi, in adempimento del trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797 e della cessazione della Repubblica di Venezia, avevano abbandonato le province venete che occupavano da 18 mesi, per ritirarsi nella Repubblica Cisalpina.

Analoghe cerimonie si tennero anche a Venezia e in tutte le province venete, tra la fine di gennaio e febbraio del 1798, dopo che un celebre proclama del Conte Wallis, aveva soppresso le Istituzioni rivoluzionarie messe in piedi dai franco-giacobini e restaurato tutte le cariche politiche della Venetia alla data del 1° gennaio 1796, cioè prima dell’invasione rivoluzionaria.

49 - La cinquecentesca e scenografica facciata di Palazzo Canossa su Corso di Castelvecchio (oggi Corso Cavour 44) a Verona, progettata da Michele Sammicheli (1484-1559). Il palazzo incrocia diverse volte la sua storia con quella delle Pasque Veronesi, sia per i combattimenti, che per i furti francesi, che per il giuramento dei Corpi Pubblici di Verona all’Imperatore, una volta scacciati i napoleonici. Fotografia del 2008.


50-51 - Le inferriate di Palazzo Canossa, presso Castelvecchio, torte dalle cannonate francesi durante l’insurrezione delle Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797) e tuttora conservate.

52 - Giuramento di fedeltà a Sua Maestà l’Imperatore Francesco II da parte di ciascun Corpo Pubblico della città di Verona, di Cologna Veneta, di Legnago e dei Territori, a mezzo dei rispettivi delegati. Il Tenente Generale Wilhelm Barone di Kerpen, Comandante imperiale della Piazza di Verona, accompagnato da Sua Eccellenza il Vescovo Monsignor Gianandrea Avogadro, dai Canonici della Cattedrale e dai principali esponenti della Nobiltà cittadina, fa il suo ingresso in sala per ricevere il giuramento. Verona, in Palazzo Canossa, giovedì 15 febbraio 1798, ore 10 del mattino. Tavola di Alice Nicoletti, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

Sempre procedendo verso Castelvecchio sfociamo in Piazza Pasque Veronesi, che quasi fronteggia l’antico maniero scaligero. Piazza Pasque Veronesi è luogo tra i più significativi dell’insorgenza controrivoluzionaria di Verona del 1797 (Pasque Veronesi, appunto).

Era chiamata un tempo col nome evocativo di Piazza Case Abbruciate, a ricordo degl’incendi sviluppatisi nelle case durante i combattimenti che infuriarono davanti a Castelvecchio e nelle zone limitrofe dal 17 al 25 aprile 1797. Case andate a fuoco, a causa delle bombe incendiarie dei francesi annidati dentro Castelvecchio, sparate dai cannoni; e anche a cagione delle loro sortite fuori dalla fortezza, per procacciarsi viveri. [immagini 53 e 54]

Sul Corso di Castelvecchio gli assedianti veronesi avevano innalzato anche una barricata, come pure nell’odierna Via Roma e dalla parte dell’Adige, in contrada Campagnola.

Una stampa propagandistica francese del tempo, che dipinge gl’insorti come dei barbari assalitori e defenestratori, evidenzia proprio il rogo delle case di Piazza Pasque Veronesi, dove una lapide apposta dal Comune di Verona nel primo centenario dell’insurrezione cittadina (1897) rammenta gli eventi.

Qui dovrebbe trovare collocazione anche il progettato monumento ai Martiri delle Pasque Veronesi, di cui si parla fin dal bicentenario del 1997. Martiri a pieno titolo, avendo effuso il loro sangue per la causa della Fede, oltre che per la Patria. [immagini 53, 54, 55, 56 e 57]

Va detto tuttavia che le amministrazioni liberal-massoniche del tardo ‘800 intitolavano strade e piazze agl’insorgenti veronesi, non per celebrare Venezia e i fasti dell’ancien Régime, che anzi aborrivano. Ma, piuttosto, per spirito nazionalistico; per celebrare quell’italianità senza Dio cara ai risorgimentali, che odiava lo straniero (i francesi in questo caso, ma gli austriaci soprattutto). Come se gl’insorti del 1797 avessero combattuto per l’unità d’Italia di Mazzini e di Cavour, quasi antesignani di essa e non piuttosto per il Cattolicesimo, per la Serenissima e per tutto l’ordine sacrale tradizionale, sconvolto dalla Rivoluzione liberale del 1789, di cui i risorgimentali erano in realtà gli eredi e i continuatori.

53 - Lo slargo di fronte a Castelvecchio, con le case che ardono a causa delle bombe incendiarie francesi, slargo un tempo denominato Piazza Case Abbruciate, oggi Piazza Pasque Veronesi. Il popolo assalta Castelvecchio, dove stanno asserragliati i soldati di Bonaparte, durante le Pasque Veronesi. Si noti, in questa stampa di propaganda francese, il rovesciamento meticoloso delle responsabilità. I veronesi sono i carnefici, che defenestrano e finiscono inumanamente i feriti a terra, mentre i soldati della Rivoluzione passano per vittime. Stampa rivoluzionaria francese intitolata L’assassinio dei francesi a Verona, in Italia, il 28 germinale dell’anno V della Repubblica Francese. Incisione di Jean Duplessis-Bertaux (1747-1818). Parigi. Inizi del secolo XIX. Particolare.

54 - Ancora Piazza Case Abbruciate, oggi Piazza Pasque Veronesi. Si notino, oltre alle violenze attribuite ai soli veronesi e oltre ai combattimenti, le uniformi veneziane in primo piano e, in fondo, in direzione di Porta Borsari, le truppe della Serenissima in avvicinamento a Castelvecchio per seguitare nell’assedio. Stampa rivoluzionaria francese intitolata L’assassinio dei francesi a Verona, in Italia, il 28 germinale dell’anno V della Repubblica Francese. Incisione di Jean Duplessis-Bertaux (1747-1818). Parigi. Inizi del secolo XIX. Particolare.

55 - Barricata sul Corso di Castelvecchio (attuale Corso Cavour). Il poco più che fanciullo Simone Lorenzetti, è colpito a morte da un colpo d’arma da fuoco francese durante i combattimenti delle Pasque Veronesi e spira il 14 maggio 1797, all’Ospedale di Santa Croce della Misericordia, in Verona, a soli 15 anni. Un’altra barricata era stata innalzata dai veronesi in Via del Teatro, odierna Via Roma. Mentre le cernide della Valpolicella o truppe paesane del Conte Antonio Perez completavano l’assedio, chiudendo la fortezza sul retro, dalla Campagnola, sulla riva opposta dell’Adige. Tavola di Giuseppe Rava, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

56 - Verona. Piazza Pasque Veronesi. La lapide commemorativa dell’insorgenza apposta dal Comune nel lontano 1897.


57 - Progetto di monumento agl’insorgenti delle Pasque Veronesi, da collocare nell’omonima piazza, quasi dinnanzi a Castelvecchio. La guardia nobile indica il castello al popolano veronese. Modellino e basamento in bronzo. Ideazione e disegno di Quirino Maestrello. Scultura e fusione a cura di Brizzi e Mantovanelli (ditta Briman, Verona) su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

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