Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio

Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio

Quinta tappa - Palazzo Serenelli Benciolini in Via Diaz, Porta Borsari e Palazzo Carlotti, in Corso Cavour

Proseguendo per Via San Michele alla Porta (che trae il nome da un’antica chiesa, oggi scomparsa) si sfocia in Via Armando Diaz. Svoltiamo a sinistra e al civico numero 2, all’angolo con l’attuale Corso Cavour, troviamo il cinquecentesco Palazzo Serenelli Benciolini, con il pozzo sulla facciata. E, accanto, la romana Porta Borsari. [immagine 27]

Il palazzo reca nel muro esterno della facciata, che dà su Via Diaz, l’impronta lasciata da una palla di cannone francese, sparata durante le Pasque Veronesi; all’interno dell’edificio vi sono ancora i fori di due pallottole di fucile francesi, penetrate fin dentro le abitazioni. [immagini 28 e 29]

27 - Palazzo Serenelli Benciolini e, a destra, Porta Borsari, in una fotografia degli anni ’80.

28 - I segni di una palla di cannone francese che colpì Palazzo Serenelli Benciolini durante i combattimenti delle Pasque Veronesi, particolarmente cruenti nelle zone vicine a Castelvecchio. L’antico maniero scaligero era infatti occupato dai soldati di Bonaparte e assediato dalle truppe venete e dai popolani veronesi fedeli a San Marco.

29 - I proprietari di Palazzo Serenelli Benciolini, a Verona, all’interno delle abitazioni hanno apposto anche un’iscrizione, che recita: Due palle di fucile francesi. Pasque Veronesi 1797.


Porta Borsari, realizzata in pietra bianca locale della Valpantena, risale al I secolo avanti Cristo. Dedicata a Giove (Porta Iovia) costituiva il principale accesso alla Verona romana, da ovest, insieme a Porta Leoni, da sud.

Essa deve il suo nome attuale ai bursarii, che in età medievale erano soliti riscuotere qui i dazi delle merci in entrata e in uscita dalla città.

Inserita nella cinta muraria romana, Porta Borsari era attraversata dall’importantissima Via Postumia, ultimata nel 148 avanti Cristo, la strada consolare che, traendo il nome dal Console Albino Postumio, attraversava tutta la Val Padana (o Gallia Cisalpina, com’era denominata all’epoca) scavalcando l’Adige col Ponte Postumio, collegando così Aquileia e il Mar Adriatico a Genova. Gemello di Ponte Pietra, il Postumio sorgeva 150 metri più a valle di questo. [immagine 30]

30 - Ricostruzione della romana Porta Bursarea, o Porta Borsari, a Verona.

Nel tratto veronese, la Via Postumia coincideva con il decumano massimo cittadino (attuali Corso Porta Borsari e Corso Sant’Anastasia) che correva in direzione est-ovest. Attraversando Verona, la Via Postumia incrociava nella vicina Piazza delle Erbe (l’antico Foro romano) il cardine maggiore (le attuali Via Sant’Egidio, Via Cappello e Via Leoni, con la porta omonima) che correva in direzione nord-sud. Nel Foro sorgeva anche un monumento al Console Postumio.

Per le immagini che ricostruiscono Piazza delle Erbe nei secoli (in epoca romana, scaligera, veneziana e nel XIX secolo) cfr. al seguente link: http://www.traditio.it/PASQUE%20VERONESI/2022/maggio/6/Piazza%20delle%20Erbe%20a%20Verona,%20nella%20storia.%20Una%20cavalcata%20nel%20tempo,%20dall'evo%20antico%20al%20XIX%20secolo.pdf

Porta Borsari perse la sua importanza con l’espansione della città e con la costruzione della cinta muraria comunale prima e scaligera poi.

Porta Borsari e, soprattutto, il Corso (Corso Porta Borsari e Corso Castelvecchio, oggi intitolato a Cavour) incrocia la vicenda delle Pasque Veronesi per il supplizio di massa dei controrivoluzionari, che i giacobini fanatici avrebbero preteso andasse in scena sul corso, con grande spargimento di sangue. Massacro impedito (ed è tutto dire) dagli ufficiali al servizio di Bonaparte e della Francia rivoluzionaria, timorosi di una seconda sollevazione in armi di Verona contro di loro. [immagine 31]
31 - A Verona i giacobini fanatici premono sui Comandanti francesi, affinché siano pubblicamente decapitati sul Corso di Castelvecchio (odierno Corso Porta Borsari e Corso Cavour) tutti i padri di famiglia veronesi implicati nella sollevazione delle Pasque Veronesi. Sono gli stessi ufficiali di Bonaparte a impedire il massacro, che avrebbe causato una seconda sollevazione in armi della città. Tavola di Beniamino Delvecchio, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

Di fronte a Palazzo Serenelli Benciolini s’innalza la mole di Palazzo Carlotti (Corso Cavour 2) di forme barocche, particolarmente evidenti nelle inferriate panciute alle finestre del piano rialzato. L’edificio fu terminato a fine ‘600. [immagine 32]

Anche i Marchesi Carlotti furono obbligati dalla Municipalità giacobina che prese il potere a Verona all’indomani delle Pasque Veronesi, a distruggere o cancellare gli stemmi gentilizi dagli architravi del loro palazzo. Ordine che colpiva tutte le residenze patrizie e sulla cui esatta esecuzione la nuova amministrazione filo-francese, insediatasi nel maggio del 1797, vigilava con particolare attenzione e rigore. [immagine 33]

In odio alla tradizione e alle diseguaglianze di natura fra le persone, tutti i titoli nobiliari erano aboliti, vigeva anzi il divieto di farne uso, sotto pesanti multe e l’eguaglianza doveva trionfare ovunque.

32 - Palazzo Carlotti, su Corso di Castelvecchio (odierno Corso Cavour 2) a Verona.

33 - La Municipalità democratica di Verona, investita del potere dopo le Pasque Veronesi, ordina che gli stemmi delle Casate nobiliari sui palazzi in città siano abbattuti o fatti scalpellare dai portali, a spese dei proprietari, con pesanti multe per chi osi di non ottemperare al nuovo dogma egualitario. 8 giugno 1797. Tavola di Sabrina Marengo, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.

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