Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio
Secondo itinerario: da Piazza delle Erbe a Castelvecchio
Terza tappa - Monte di Pietà e Palazzo Pindemonte
Punti di interesse
Ritornati in Piazza delle Erbe, ci portiamo sotto la medievale Torre del Gardello, restaurata da Cansignorio Della Scala nel 1370 e munita di orologio a campana. Da qui, un angusto pertugio che corre accanto alla torre (Vicolo Monte) ci conduce in Piazzetta Monte, così denominata dal francescano Monte di Pietà, dove i bisognosi potevano impegnare oggetti di valore, in cambio di una somma di denaro, presa in prestito a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato. Se la somma non veniva restituita entro un anno, gli oggetti venivano venduti all’incanto.
L’istituzione finanziaria dei Monti di Pietà si diffuse ovunque e servì molto ad arginare il prestito feneratizio o usurario, particolarmente degli ebrei, che mandava in rovina molti. Il Monte di Verona sorse nel 1490. [immagine 11]
Rientrati in città dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi, il 27 aprile 1797, i rivoluzionari francesi saccheggiarono per prima cosa il Monte di Pietà, la banca dei poveri, i cui pegni furono depredati, assieme al denaro contante. [immagine 12]
11 - Il Monte di Pietà di Verona. Fotografia del 1886.
12 - Dopo la resa di Verona i francesi rientrano in città e subito, come prima ritorsione, saccheggiano il Monte di Pietà. Gli ori impegnati dai poveri riempiono le tasche dei “liberatori”. 27 aprile 1797. Tavola di Giuseppe Rava, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.
Attraversata Piazzetta Monte, si perviene in Via Emilei, intitolata al Provveditore di Comun di Verona (oggi potremmo dire Sindaco) nel fatale anno 1797, Martire delle Pasque Veronesi. [immagine 13]
Proprio di fronte al Monte di Pietà, al numero 22 di Via Emilei, sorge Palazzo Pindemonte.
13 - Via Francesco Emilei, Martire delle Pasque Veronesi. Assieme a Bartolomeo Giuliari fu Provveditore di Comun nel 1797. L’amministrazione comunale di Verona gl’intitolò questa via, nel primo centenario della sollevazione antinapoleonica.
Il palazzo era la residenza nobiliare di famiglia sia del poeta Ippolito Pindemonte, che del fratello Giovanni, entrambi infatuati della Rivoluzione. Il Marchese Giovanni fu giacobino sfegatato e massone, al punto da emigrare a Milano, nella Repubblica Cisalpina (nel 1797 e 1798) e poi in Francia nel 1799, per sfuggire alla travolgente avanzata delle truppe austro-russe del Generalissimo Suvorov, che in quell’anno demolì tutte le conquiste napoleoniche in Italia.
Durante la sollevazione popolare delle Pasque Veronesi, l’edificio dei Marchesi Pindemonte fu colpito da proiettili di artiglieria sparati dai francesi dalle alture sovrastanti Verona, particolarmente da Castel San Pietro. Ancor oggi si possono osservare le inferriate deformate dalle cannonate, con la sottostante iscrizione: Pasque Veronesi 1797. [immagini 14 e 15]

14-15 - Le inferriate di Palazzo Pindemonte, che affacciano su Via Emilei, piegate da una palla di cannone sparata da Castel San Pietro, in mano francese, contro Verona, durante la sollevazione popolare delle Pasque Veronesi.
Proseguendo per Via Francesco Emilei in direzione di Piazza Bra, prima di giungere in Via San Michele alla Porta ci s’imbatte, a destra, nella grande chiesa di Sant’Eufemia.
L’istituzione finanziaria dei Monti di Pietà si diffuse ovunque e servì molto ad arginare il prestito feneratizio o usurario, particolarmente degli ebrei, che mandava in rovina molti. Il Monte di Verona sorse nel 1490. [immagine 11]
Rientrati in città dopo l’insurrezione delle Pasque Veronesi, il 27 aprile 1797, i rivoluzionari francesi saccheggiarono per prima cosa il Monte di Pietà, la banca dei poveri, i cui pegni furono depredati, assieme al denaro contante. [immagine 12]
11 - Il Monte di Pietà di Verona. Fotografia del 1886.
12 - Dopo la resa di Verona i francesi rientrano in città e subito, come prima ritorsione, saccheggiano il Monte di Pietà. Gli ori impegnati dai poveri riempiono le tasche dei “liberatori”. 27 aprile 1797. Tavola di Giuseppe Rava, su commissione del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi.Attraversata Piazzetta Monte, si perviene in Via Emilei, intitolata al Provveditore di Comun di Verona (oggi potremmo dire Sindaco) nel fatale anno 1797, Martire delle Pasque Veronesi. [immagine 13]
Proprio di fronte al Monte di Pietà, al numero 22 di Via Emilei, sorge Palazzo Pindemonte.

Il palazzo era la residenza nobiliare di famiglia sia del poeta Ippolito Pindemonte, che del fratello Giovanni, entrambi infatuati della Rivoluzione. Il Marchese Giovanni fu giacobino sfegatato e massone, al punto da emigrare a Milano, nella Repubblica Cisalpina (nel 1797 e 1798) e poi in Francia nel 1799, per sfuggire alla travolgente avanzata delle truppe austro-russe del Generalissimo Suvorov, che in quell’anno demolì tutte le conquiste napoleoniche in Italia.
Durante la sollevazione popolare delle Pasque Veronesi, l’edificio dei Marchesi Pindemonte fu colpito da proiettili di artiglieria sparati dai francesi dalle alture sovrastanti Verona, particolarmente da Castel San Pietro. Ancor oggi si possono osservare le inferriate deformate dalle cannonate, con la sottostante iscrizione: Pasque Veronesi 1797. [immagini 14 e 15]


Proseguendo per Via Francesco Emilei in direzione di Piazza Bra, prima di giungere in Via San Michele alla Porta ci s’imbatte, a destra, nella grande chiesa di Sant’Eufemia.