Primo itinerario: da Piazza delle Erbe a Porta Vescovo, fino al Lazzaretto e a Mizzole
Primo itinerario: da Piazza delle Erbe a Porta Vescovo, fino al Lazzaretto e a Mizzole
Nona tappa - Palazzo Giuliari, Corte delle Maddalene e urna dei Frati Cappuccini al Cimitero Monumentale
Punti di interesse
Scavalcato Ponte Navi e percorsa Via San Paolo fino all’altezza della omonima chiesa, che fa angolo con Via dell’Artigliere, s’imbocca a destra quest’ultima strada. E al numero civico 8 ci s’imbatte nel monumentale Palazzo Giuliari, risalente al XVI secolo e rimaneggiato nel XVIII, attuale sede del Rettorato dell’Università di Verona (dal 1960) affrescato da Paolo Farinati. [immagine 48]
Il Palazzo fu la residenza di famiglia del Provveditore di Comun, Bartolomeo Giuliari, che ne fu anche uno dei progettisti, dilettandosi da architetto, oltre che da stampatore. Il Conte Bartolomeo Giuliari [immagine 49] fu collega del Conte Francesco Emilei, durante il turbinoso anno 1797. A differenza dell’Emilei però, principale protagonista della sollevazione delle Pasque Veronesi e per questo fucilato a Porta Nuova il 16 maggio 1797, il Giuliari trovò un modus vivendi col Regime rivoluzionario, di cui entrò a far parte, sia pure fra i moderati. Morì in tarda età nel suo letto, ottantunenne, nel 1842. All’atto della capitolazione della città, al termine dell’insurrezione delle Pasque Veronesi, Giuliari fu tra le sedici più eminenti personalità veronesi tratte in ostaggio dai francesi, assieme ad Emilei e ad altri esponenti del patriziato e del clero, come il Vescovo Avogadro, poi processati. Giuliari fu invece rilasciato.
48 - Verona. Palazzo Giuliari. Facciata. Sul primo impianto cinquecentesco dell’edificio intervennero nel ‘700 gli architetti Ignazio Pellegrini prima e Bartolomeo Giuliari poi, Provveditore di Comun al tempo delle Pasque Veronesi. Fotografia (secolo XX).
49 - Ritratto del Conte Bartolomeo Giuliari, Provveditore di Comun al tempo delle Pasque Veronesi. Dal dipinto Società di gentiluomini veronesi dilettanti di musica, di Vincenzo Rotari, databile fra il 1784 e il 1789. Particolare.
Proseguendo per Via dell’Artigliere, s’incrocia sulla sinistra Via Campofiore. Percorrendola fino al termine, si arriva in Piazzetta Corte delle Maddalene. Qui, al tempo delle Pasque Veronesi, sorgeva un convento di suore di clausura (Clarisse, appartenenti all’Ordine francescano). Oggi il convento non esiste più e solo la corte e il toponimo ne rammentano l’esistenza.
Il 15 settembre 1797, gli sbirri della Municipalità democratica di Verona perquisiscono il convento della Clarisse delle Maddalene. Trovano una lettera scritta ai suoi familiari da una religiosa, nativa di Ala di Trento, e perciò immediatamente sospettata dai giacobini di spionaggio a favore degli austriaci.
Le suore vengono arrestate e portate via dal loro convento. [immagine 50] La Superiora dovrà comparire davanti al Generale Guillaume Brune.
50 - Lettera con cui il Generale francese Sherlock, istigato dai giacobini veronesi e su ordine del Generale Guillaume Brune, ordina l'arresto delle suore clarisse delle Maddalene, a Verona. La missiva è datata 29 Fruttidoro dell’anno V della Repubblica Francese (15 settembre 1797).
Ritorniamo indietro per Via Campofiore. In fondo si giunge di nuovo in Via dell’Artigliere. Girando a sinistra e percorrendo tutto il Viale dell’Università, attraversata la Circonvallazione (nel tratto denominato Viale dei Partigiani) ecco che si perviene al Piazzale del Cimitero Monumentale di Verona, edificato in forme neoclassiche fra il 1828 e il 1844 su progetto dell’Architetto Giuseppe Barbieri. Di fronte al Viale dell’Università sta la parte asburgica del Camposanto, dove sono conservate le tombe degli ufficiali che servirono l’Impero fino al 1866.
Costeggiando sulla sinistra il muro perimetrale del Camposanto, lungo la Circonvallazione, all’altezza di Viale dei Caduti senza Croce 1, ecco che si perviene alla chiesa del Cimitero. Sotto gli ambulacri del braccio immediatamente a destra, ecco l’edicola dei Frati Cappuccini. Qui, sotto una grande croce in pietra, dall’8 giugno 1897 (centenario della morte) riposano finalmente le ossa di Domenico Frangini, al secolo; in religione Padre Luigi Maria da Verona, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Martire delle Pasque Veronesi. [immagine 51] Fucilato dai rivoluzionari francesi a Porta Nuova, l’8 giugno 1797 e spirato in concetto di santità.
Com’è noto, a causa dell’editto di Saint-Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804 ed esteso al Regno d’Italia il 5 settembre 1806, le aree cimiteriali dovevano essere edificate fuori dalle mura cittadine e le tombe tutte eguali. Del resto, nel suo spirito egualitario, già la Rivoluzione francese aveva introdotto le fosse comuni.
Si riprendeva così il modello delle necropoli pagane, delle città dei morti, separate da quella dei vivi, nel caso di Verona separate le une dall’altra dal corso dell’Adige. Col pretesto dell’igiene, si mirava insomma a rimuovere dalle menti ogni salutare richiamo soprannaturale alla morte e all’aldilà. A secolarizzare la morte. Mentre prima erano i vari Campisanti parrocchiali o le chiese stesse a ospitare i defunti, per modo che ciascuno potesse avere sempre accanto a sé i propri cari trapassati e, ricordandoli, suffragarli.
51 - Medaglione in gesso con il ritratto del Servo di Dio, Padre Luigi Maria da Verona, frate cappuccino, al secolo Domenico Frangini (Verona, 3 luglio 1725 - ivi, 8 giugno 1797, fucilato dai rivoluzionari francesi). Venezia-Mestre. Curia Provinciale dei Frati Minori Cappuccini. “L’unica sua pretesa colpa fu una lettera che appena arrivato a Verona scrisse ad un suo confratello [...] nella quale era questa vivace espressione: «Padre Arcangelo, siamo caduti veramente in mano de’ Francesi che sono peggiori dei cannibali». La lettera, intercettata, fu aperta; la notte dopo il 7 maggio fu assaltato il convento. Frate Luigi fu arrestato e tradotto nelle pubbliche carceri sulla mezzanotte”, in Antonio Pighi, Cenni biografici del Padre Luigi Maria da Verona Cappuccino, fucilato dai francesi nel 1797. Verona. Pozzati 1897, p. 9.
Il Palazzo fu la residenza di famiglia del Provveditore di Comun, Bartolomeo Giuliari, che ne fu anche uno dei progettisti, dilettandosi da architetto, oltre che da stampatore. Il Conte Bartolomeo Giuliari [immagine 49] fu collega del Conte Francesco Emilei, durante il turbinoso anno 1797. A differenza dell’Emilei però, principale protagonista della sollevazione delle Pasque Veronesi e per questo fucilato a Porta Nuova il 16 maggio 1797, il Giuliari trovò un modus vivendi col Regime rivoluzionario, di cui entrò a far parte, sia pure fra i moderati. Morì in tarda età nel suo letto, ottantunenne, nel 1842. All’atto della capitolazione della città, al termine dell’insurrezione delle Pasque Veronesi, Giuliari fu tra le sedici più eminenti personalità veronesi tratte in ostaggio dai francesi, assieme ad Emilei e ad altri esponenti del patriziato e del clero, come il Vescovo Avogadro, poi processati. Giuliari fu invece rilasciato.

49 - Ritratto del Conte Bartolomeo Giuliari, Provveditore di Comun al tempo delle Pasque Veronesi. Dal dipinto Società di gentiluomini veronesi dilettanti di musica, di Vincenzo Rotari, databile fra il 1784 e il 1789. Particolare.Proseguendo per Via dell’Artigliere, s’incrocia sulla sinistra Via Campofiore. Percorrendola fino al termine, si arriva in Piazzetta Corte delle Maddalene. Qui, al tempo delle Pasque Veronesi, sorgeva un convento di suore di clausura (Clarisse, appartenenti all’Ordine francescano). Oggi il convento non esiste più e solo la corte e il toponimo ne rammentano l’esistenza.
Il 15 settembre 1797, gli sbirri della Municipalità democratica di Verona perquisiscono il convento della Clarisse delle Maddalene. Trovano una lettera scritta ai suoi familiari da una religiosa, nativa di Ala di Trento, e perciò immediatamente sospettata dai giacobini di spionaggio a favore degli austriaci.
Le suore vengono arrestate e portate via dal loro convento. [immagine 50] La Superiora dovrà comparire davanti al Generale Guillaume Brune.

Ritorniamo indietro per Via Campofiore. In fondo si giunge di nuovo in Via dell’Artigliere. Girando a sinistra e percorrendo tutto il Viale dell’Università, attraversata la Circonvallazione (nel tratto denominato Viale dei Partigiani) ecco che si perviene al Piazzale del Cimitero Monumentale di Verona, edificato in forme neoclassiche fra il 1828 e il 1844 su progetto dell’Architetto Giuseppe Barbieri. Di fronte al Viale dell’Università sta la parte asburgica del Camposanto, dove sono conservate le tombe degli ufficiali che servirono l’Impero fino al 1866.
Costeggiando sulla sinistra il muro perimetrale del Camposanto, lungo la Circonvallazione, all’altezza di Viale dei Caduti senza Croce 1, ecco che si perviene alla chiesa del Cimitero. Sotto gli ambulacri del braccio immediatamente a destra, ecco l’edicola dei Frati Cappuccini. Qui, sotto una grande croce in pietra, dall’8 giugno 1897 (centenario della morte) riposano finalmente le ossa di Domenico Frangini, al secolo; in religione Padre Luigi Maria da Verona, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Martire delle Pasque Veronesi. [immagine 51] Fucilato dai rivoluzionari francesi a Porta Nuova, l’8 giugno 1797 e spirato in concetto di santità.
Com’è noto, a causa dell’editto di Saint-Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804 ed esteso al Regno d’Italia il 5 settembre 1806, le aree cimiteriali dovevano essere edificate fuori dalle mura cittadine e le tombe tutte eguali. Del resto, nel suo spirito egualitario, già la Rivoluzione francese aveva introdotto le fosse comuni.
Si riprendeva così il modello delle necropoli pagane, delle città dei morti, separate da quella dei vivi, nel caso di Verona separate le une dall’altra dal corso dell’Adige. Col pretesto dell’igiene, si mirava insomma a rimuovere dalle menti ogni salutare richiamo soprannaturale alla morte e all’aldilà. A secolarizzare la morte. Mentre prima erano i vari Campisanti parrocchiali o le chiese stesse a ospitare i defunti, per modo che ciascuno potesse avere sempre accanto a sé i propri cari trapassati e, ricordandoli, suffragarli.
51 - Medaglione in gesso con il ritratto del Servo di Dio, Padre Luigi Maria da Verona, frate cappuccino, al secolo Domenico Frangini (Verona, 3 luglio 1725 - ivi, 8 giugno 1797, fucilato dai rivoluzionari francesi). Venezia-Mestre. Curia Provinciale dei Frati Minori Cappuccini. “L’unica sua pretesa colpa fu una lettera che appena arrivato a Verona scrisse ad un suo confratello [...] nella quale era questa vivace espressione: «Padre Arcangelo, siamo caduti veramente in mano de’ Francesi che sono peggiori dei cannibali». La lettera, intercettata, fu aperta; la notte dopo il 7 maggio fu assaltato il convento. Frate Luigi fu arrestato e tradotto nelle pubbliche carceri sulla mezzanotte”, in Antonio Pighi, Cenni biografici del Padre Luigi Maria da Verona Cappuccino, fucilato dai francesi nel 1797. Verona. Pozzati 1897, p. 9.